Man mano che gli anni passano mi comincio ad interrogare e rivedo la vita da mille prospettive diverse, riavvolgo il nastro e mi rivedo in certe scene, rivedo i colori, i vestiti, le voci e persino gli umori. Penso da un po’ che i miei ragazzi siano un dono ed anzi certe volte questa cosa la dico a voce alta e come tutti i doni arrivano per migliorarti, per darti la possibilità di essere un altra persona perché insieme a loro appari persino più ricca e se quando erano piccoli hai avuto la sensazione netta di condurre un gioco in cui le pedine le gestivi tu adesso cominci a capire che non e’ proprio così perché i figli ti spostano il baricentro con quel loro modo di voler camminare con le loro gambe e basta. Ecco, ora per me, essere madre rappresenta un banco di scuola perenne dove io siedo per imparare lezioni difficili da mandare giù talvolta, perché sto imparando, ad esempio, l’ arte del silenzio che e’ cosa difficilissima per me ed insieme al silenzio sopraggiunge l’ ascolto che e’ preludio di saggezza. I miei ragazzi crescono e con loro cresce la consapevolezza che tanto miei non sono e di questo sono grata, appartengono ad una pianta talvolta brulla e magari spoglia che gli permette però di fiorire pure in pieno inverno come questo bouganville incrociato per strada qualche giorno fa, due fiori, esattamente come loro, due fiori che si discostano dalla pianta totalmente ma che per bellezza, coraggio e colore gli appartengono, due ragazzi, due vite, due cose diverse che vivono attaccate alla stessa radice e questo e’ davvero un miracolo!

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