Da qualche anno ho un vezzo, una specie di abitudine che mi lega ai luoghi che frequento e dei quali mi innamoro perdutamente. Ad oggi avrò 7 o 8 case sparse in giro che io chiamo ” casa mia”, le amo a tal punto che tutte le volte che ritorno le visito trovandole ogni volta, a seconda delle stagioni, un po’ cambiate. Ieri sera per fuggire ai 41 gradi di Bari ci siamo rifugiati ad Alberobello ed una volta imboccata la via principale del rione “Aia piccola” mi sono ricordata di andare a rivedere casa mia. Mi sono innamorata perdutamente di lei in una freddissima sera di 4 anni fa durante il presepe vivente che si svolge da sempre in quei luoghi, vi era ambientata nella piccola piazzetta antistante una scena famigliare degli anni ‘ 20 , fotogrammi di una vita contadina ormai lontanissima da noi e ricordo che ne rimasi affascinata perché quella casa mi sembro’ disposta quasi come un abbraccio avvolgente, vi erano 2 porte con tendine bellissime bianche ed un cancelletto che dava direttamente sul viale principale che porta ai trulli, non avevo notato invece che quella casa in realtà era un gruppo di trulli e quindi poesia nella poesia. Così ogni volta che sono tornata ad Alberobello sono andata a vedere casa mia, in varie stagioni, di giorno, di sera, ogni volta ho aggiunto dettagli, ha un pozzo accanto all’ ingresso e poco distante un piccolo locale adibito a forno, ovunque bianco di fresca posa e le chianche della piazzetta sempre tirate a lustro cosa che la rende ancora più bella, un giglio rosso e’ nato all’ angolo della strada insieme a tantissime viole e gerani, apripista meravigliosi di tanta Bellezza. Da qualche tempo però ho notato che la casa non e’ più abitata, avverto una certa malinconia ogni volta che la ritrovo, foglie cadute dappertutto, finestre chiuse che danno proprio la sensazione di un essere inanimato, ho pensato che forse i proprietari sono andati via, che forse e’ finita in altre mani per una eredità postuma o semplicemente perché chi la abitava e’ altrove, ieri rivedendola ho gioito respirandola, nessuna vita oltre i cancelli ma la meravigliosa vite mi ha dato il benvenuto con i suoi grappoli verdoni ed acerbi che sembravano quasi una benedizione, non l’ avevo mai vista fiorita e con i frutti la vecchia vigna ed ho considerato la cosa di buon auspicio, nel cielo del tramonto un mare di rondini festose salutavano il sole ed intanto un meraviglioso silenzio…..

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