Il terzo giorno d’ Autunno

Ieri sera per una serie di circostanze  sono andata da sola in ospedale, era un controllo tranquillo e perciò senza nessuna ansia durante il tragitto ho osservato cose, volti e persone trovando assonanze con un elemento che ci accomunava, mi sono interrogata sulla solitudine e di come si prende la vita delle persone assimilandola. Un vecchio solo parcheggiato in radiologia ha il viso stanco e tiene una mano tra i capelli quasi spettinandoli, ho  pensato a mio padre, alla sua caparbieta, più distante un bimbo piange a perdifiato senza che nessuno lo consoli, una signora in giacca bianca aspetta addormentata che qualcuno venga a prenderla, ha una grossa valigia che protegge con i piedi stretti ed intanto un signore fuma una sigaretta spenta e cammina nervosamente avanti e dietro. Tante facce, volti stanchi se non fosse che il medico che incontro ha un sacco di braccialetti colorati ed e’ gentile e forse certe volte la gentilezza neutralizza la solitudine, forse certe volte basterebbe solo un sorriso e qualche frase gentile a fare emergere tutto quel vuoto che pesantemente ci tiene a terra. Il bimbo intanto non piange più, esco fuori, attraverso le case e rientro a casa pensando che già siamo in Autunno, un gruppo di vecchie signore chiacchiera per strada, si fa così in Estate da noi usando la strada come salotto, si coprono i gradini con vecchi foulard e ci si siede, ho attraversato le case ed ho rivisto l’ Estate che quest’ anno non ho potuto respirare. La solitudine  riemerge quando e’ Autunno da tre giorni ed intanto sul mio terrazzo continua a nascere senza aver seminato, percezione questa di un Dono alto che Qualcuno ha preparato per me, succede così nella vita, inciampare nelle meraviglie disseminate ovunque. Giulio ha cominciato a suonare il piano e Mattia fa i suoi primi scarabocchi con i colori, ci sono 30 melograni maturi nel giardino di mamma e questa stagione, appena cominciata, sembra gia’ bellissima!

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