Autore: Isa Armenise

  • “……fai la brava e buonanotte”

    Si conclude con queste parole la bellissima canzone di Simone Cristicchi che si e’ esibito ieri sera durante la prima serata del mitico Festival di Sanremo, cantante poeta che io amo poiché lo considero essenzialmente un uomo che narra l’ Umano descrivendolo in tutte le sue piccole sfaccettature. Così Simone, fiore bellissimo sulla giacca, ha cantato della fragilità della sua mamma, del suo ritornare bambina, di quel reset dell’ esistenza a cui nessuno e’ abituato dove i riferimenti vengono rovesciati e tu da passeggero di una nave ne diventi capitano senza averne fatto i corsi, così a poco a poco ti trovi ad attraversare le tempeste che tu non immaginavi ma che devi governare e capire come fare ogni giorno ad uscirne. Cambiano le prospettive, il tuo tempo, sebbene condiviso, diviene talvolta il tuo primo nemico sul campo, ti sfugge e benche’ tu abbia la percezione di non sprecarlo alla fine della giornata ti sembra di non aver fatto nulla. Lo chiamano  “deterioramento cognitivo” forse perché dire vecchiaia sembra davvero brutto e ci piace chiamare le tappe della vita con un nome diverso, più altisonante quasi fosse una malattia quando invece e’ una tappa obbligata se per Grazia ti viene concesso di vivere tanto tempo. Poco alla volta non ricordi i tuoi vestiti, parli pochissimo e sorridi anche meno, non hai cura di te se non per mangiare, cammini poco e male ma rinunci al bastone perché pure a te stesso  non lo vuoi raccontare l’eterno dolore che ti porti dentro, ti commuovi di frequente anche se sei sempre quasi arrabbiato che e’ una maschera che ti incolli dal mattino a sera, vivi di ricordi a tal punto che il presente manco ti sfiora e fuori da te vedi solo tanta ostilità,  vorresti tagliare tutti gli alberi e potendo salire percorreresti soltanto scale per vedere le cose dall’ alto visto che le cose quotidiane non le sopporti proprio. La sera scapperesti a letto vestito e fai fatica a trovare il cuscino per la schiena abusata in gioventù che adesso, curva, ti fa male anche se non lo dici perché il dolore tu non lo hai mai saputo raccontare. Dovremmo fare dei corsi di sopravvivenza per resistere a questa tappa della vita in cui salta tutto, fratellanza, equilibrio e saggezza, grazie Cristicchi per aver cantato anche di mio padre!💚

  • Aquero’

    Capita sempre in questa giornata che io torni a riguardare le foto scattate nei vari pellegrinaggi a Lourdes, i video, rivivo i volti incontrati e certe volte mi ricordo persino a cosa stavo pensando in quel preciso momento.
    Che poi a Lourdes che si va a fare?
    Se sei malato cerchi la guarigione, se stai bene ci vai per  “vedere”.
    Io la prima volta nel 2008 ci andai proprio per  “vedere” e vidi: vidi folle di persone, vidi ammalati in carrozzina, vidi tanti giovani volontari che prestavano per il  loro servizio braccia, cuori e sorrisi, vidi le preghiere e soprattutto vidi i gesti, le processioni, respirai la Via Crucis ed il lento fluire di tutte le celebrazioni che come un respiro durante le giornate scandivano il mio sostare.
    Ecco ero andata lì per  “vedere” e tornata a casa l’ ho raccontato ciò che ho visto e nel mio cuore rivedo Lourdes ogni giorno e chissà se questa e’ di per se’ una preghiera, Bernardette visse dando testimonianza di ciò che aveva visto,  io mi rivedo li’ a sostare insieme a tutti gli incapaci della terra. Ho profonda gratitudine per questo luogo che mi ha cambiato la vita!

  • Vorrei ma non posso

    Tra qualche mese avrò 58 anni e da qualche tempo comincio a realizzare che non esistono le “cose assolute”, non esistono realtà che sono vere per sempre , almeno per me che fino a qualche tempo fa il mio mondo me lo ero apparecchiato sempre al sole facendo in modo che ogni cosa mi piacesse, le amiche erano le migliori, gli affetti i più sinceri, i fratelli sempre in sintonia e tutto ciò che mi riguardava era per osmosi un mondo fantastico dove il copione era una meraviglia. Gli anni passano e ti cambiano e così ti rendi conto che forse ti eri illusa o semplicemente, animata da quel tuo inguaribile ottimismo, avevi scambiato lupi per agnelli, oppure, e’ che adesso i metri nella tua vita li hai smarriti o forse non li trovi più e così tutto ciò che prima ti appariva fantastico e’ semplicemente normale, non esistono le esagerazioni, la Bellezza a tutti i costi che tutti devono per forza vedere, non esistono le persone che ti salvano per forza pure contro il tuo volere, i sognatori come te stanno tutti muti per pudore o per mestizia e se ti aspetti una telefonata salvifica tu non sei più pronta perché tanto lo sai che dirai le cose che ormai ripeti da un po.’ Non ho ancora 58 anni ma il mio mondo sta perdendo pezzi, sto evitando di nutrire le solite frasi sdolcinate che tenevo in vita per colorare la mia giornata, ogni cosa così adesso mi appare vera ed autentica, via tutti quegli orpelli di poesia nel descrivere i fiori, via il respiro del primo mattino raccontato senza cappello, via un po’ di risate così si ridimensiona la pesantezza del momento, ogni tanto però qualche foto restituisce la forma al mio futuro, la mia mimosa e’ già sbocciata e quest’ anno vedrò la Germania!

  • Freddy

    La settimana trascorsa non e’ stata davvero niente male piena zeppa di “isacompatibili” da scriverci un libro intero ma, tra tutti, oggi vi voglio raccontare di Freddy mitico allenatore di canoa dei miei 2 ragazzi. Non vedevo Freddy da diverso tempo sebbene di tanto in tanto lo incrociavo sempre per le strade di Bari impegnato nel suo lavoro, martedì scorso me lo sono trovata davanti nella sua divisa sorridente come sempre, un rapido saluto e naturalmente scambio di informazioni sui ragazzi, cosa fanno ed a che punto della loro vita sono arrivati, Gigi e’ un papà fantastico e Francesco si sta realizzando facendo cose che da sempre avrebbe voluto fare, Freddy sorride annuendo e nel farlo chiude gli occhi, attimi che a me sembrano estesi, talmente estesi da ripercorrere le gare, gli allenamenti, le trasferte, il tifo mio sfrenato come quella volta nel Golfo di Taranto in cui ho incitato a squarciagola   un ragazzo in kayak che avevo scambiato per Gigi e poi quel ragazzo ha vinto davvero ed io sono rimasta con tutta quella gioia anche se il mio ragazzo non era tra i primi. Una cosa mi ha colpito quando ho incrociato Freddy, lui vedendomi subito ha sorriso, mi e’ venuto incontro e per salutarmi, dandomi la mano, si e’ sfilato il guanto dalla mano e questo gesto mi e’ parso così elegante e pieno di cura che sembrava la scena di un film, ci stava bene sotto un qualsiasi sottofondo musicale perché davvero quei micro attimi tenevano racchiusa un po’ di poesia come tutte le cose che non ti aspetti ed invece accadono sempre. Freddy si porta dentro la mia gratitudine per i bravi maestri, l’ amore eterno per il mare come quello di domenica sera a Giovinazzo con i falò, la buona musica e l’ allegria inaspettata e salvifica. Mattia intanto sa contare fino a 10 e la cosa mi stupisce e mi meraviglia, grande dono lui che la Vita mi ha fatto insieme a tanti altri ma lui forse un po’ di più!💚

  • Un cuore in mezzo all’ inverno

    Subito dopo le feste arriva il compleanno di papà, finiti i soldi, le vetrine dei negozi sono tutte con i saldi, piove e c’ e’ poca voglia di festeggiare, accade così da qualche anno cosicché decidiamo di spostare i festeggiamenti in pompa magna nel giorno in cui si festeggiano i padri e perciò il 19 marzo so già che faremo una grande festa dicendoti più e più volte ” auguri papà”, “quanti anni compi” e poi ti diremo come una cantilena “dai sorridi” perché questo ormai accade pochissimo ed insieme alle parole i tuoi sorrisi sono le cose che ci fai mancare di più . Stai chiuso nei tuoi silenzi come in una palla di neve e più passa il tempo nelle tue giornate e più ti riavvolgi mettendo tra noi e te un spessore grandissimo che ha poco a che fare con la Vita. Da te però io continuo ad imparare come ho sempre fatto, ti osservo e ragiono sul fatto che in vecchiaia, nella mia, mai vorrei essere uguale a te adesso,  sto imparando per esempio che di come noi viviamo nessuno e’ responsabile se non noi stessi, sto imparando a volermi bastare senza fare affidamento sugli altri, sto imparando a non chiedere sempre, a guardare alle necessità degli altri, sto imparando ad avere empatia ed ad ascoltare gli altri non mettendomi sempre al centro, sto imparando a considerare la Gratitudine come un dono del Cielo della quale io non sono l’ artefice, sto imparando insomma a disarmare il mio ego ed a mettermi in discussione ogni istante. La tua vecchiaia papà e’ arrivata per fare tabula rasa con le mie certezze, nulla e’ più come prima e le nostre occasioni quotidiane sono sempre ripartenze faticose. Lo chiamano “deterioramento cognitivo” io ho imparato a convivere con queste parole, me le ripeto spesso perché ormai vivono dentro me spogliandomi di ogni residuo di Tenerezza che e’ quasi del tutto sparito. Così oggi sono 87 anni ed  io me li  sento tutti addosso quasi come te, si fa fatica papa’ e tu questo lo sai bene perché nella tua testa sai fare da sempre soltanto quello, lavorare, faticare e forse un po’ vivere ma questo  soltanto nei ritagli!💚

  • 2 gennaio

    Vi posso dire una cosa? La salvezza in queste feste appena trascorse mi e’ stata data in prestito dai bambini, senza di loro, forse, sarebbe stato tutto un po’ monotono ed anche un po’ scontato. Dicembre da un po’ di anni lo guardo con ansia mista a terrore, le tavolate, la spesa veramente eccessiva, i regali inutili, gli umori di tutti, trasformano questo mese in un vademecum per la sopravvivenza superando il quale ti guadagni il mondo. Mamma continua a possedere il mio “senso” del Natale giacche’  muove i fili di una impercettibile sintonia che aggiusta ogni cosa, distribuisce compiti, stabilisce i turni, fa gli inviti e continua ad assegnare ad ognuno di noi un pezzetto di Natale da estendere a nostro piacere cosicché adesso le nostre feste hanno anche  impronte personali, slanci ed interpretazioni che lo hanno vivacizzato colorandolo di più. Mio padre che anziano non lo sarà mai, dopo la bronchite di Natale ci ha riempito di silenzi, i suoi ormai sono mitici, così ogni volta che io stanca e disarmata dalle mie corse perenni, guardavo lui mi giungeva una pacificazione del cuore data dal fatto che dove lui ha deciso di stare  nessuno esiste, credo che il suo mondo sia abitato da poche parole che lo tengono a suo agio e dove nessuno può entrare, ha un mutismo selettivo che non e’ solo malattia e nemmeno vecchiaia, si trascina come una coperta vivendo con la testa nel suo passato e con il corpo nel suo presente terrificante, guarda noi e pensa e quando pensa però non dice e questa cosa lo rinforza, secondo me, ogni giorno di più. Superati i tre giorni di Natale siamo caduti nel dilemma del Capodanno con i suoi trenini ed i suoi cappellini colorati ormai immancabili, Mik ha portato la gioia, mio marito Rino la sua cura per la buona cucina, io ho portato tanta ansia che secondo me mi tiene in vita ed il resto della famiglia ha partecipato con allegria, Lorenza ha preparato la focaccia sua sublime, io ho tentato un calzone di rape mediocre ma per me speciale e così, agitati e titubanti, siamo arrivati alla fatidica mezzanotte coccolati dalle stelle filanti dei bambini. Devo dire che le feste quest’ anno le hanno salvate loro che come sempre mettono in tutte le mie giornate la Tenerezza per superare ogni cosa, loro sono stati il mio motivatore speciale che ha mosso ogni passo facendomi dimenticare tutti i crucci e le tristezze che, si sa, le feste comandate si portano sempre appresso. A Giorgio, Giulio e Mattia un sentito grazie, quest’anno siete stati il mio regalo più bello!💚

  • Diamanti

    “Noi siamo collegate con le stelle e per questo sentiamo tutto”

    E’ proseguita con questa frase nella mia testa la fredda serata del sabato tra Natale e capodanno, serata che abbiamo deciso di trascorrere al cinema per vedere  “Diamanti” di Ozpetek regista che io seguo sempre ed ho imparato ad apprezzare per l’ impronta realista che da’ ai suoi capolavori. Al cinema siamo arrivati con un po’ d’ anticipo, ma siamo riusciti a guadagnare soltanto due posti in seconda fila e così, un po’ rassegnati, abbiamo atteso l’ inizio del film cercando di spostare la testa all’ indietro per godere di quello spazio che sembrava mancarci. Seduta accanto a me una signora con la sua ragazzina dolcissima che mangiava popcorn   ed il cinema, completamente pieno, in silenzio assoluto ha accompagnato, fatta eccezione per qualche risata, la visione di questo capolavoro della fotografia e dei costumi che hanno colorato per fotogrammi tutta la mia serata in un vero e proprio bagno di Bellezza. Le musiche, gli scenari, gli attori, le scene, tutto ha contribuito a darmi la sensazione di essere capitata lì per dono ed essere, vista pure la posizione della mia poltrona, essere parte di quei luoghi, farne parte contagiandomi di colori e di sensazioni. Ogni cosa e’ stata curata non tralasciando nulla persino nei titoli di coda, le parole pesate, gli sguardi bilanciati mi hanno consegnato in una dimensione che certe volte ti fa comprendere che l’ Arte ha  a che fare con la Grazia ed e’ prerogativa non di tutti, e’ grandezza infinita che come staffetta passa di bocca in bocca sulle parole degli attori. Mi sono divertita e dal film sono uscita cambiata, fuori intanto ancora natale con le sue luci e le sue grandi incomprensioni. Se potete andatelo a vedere!

  • ” Ai Drop out “

    Da un po’ di anni per accendere il Natale si ricorre a motivatori esterni che ci procurino quella gioia e quella luce che negli anni si e’ un po’ sopita e così si corre ad ammirare le luminarie   dei centri città, i presepi viventi ed i negozi che pullulano di gente ossessionata dalla corsa per gli ultimi regali ed allora ieri sera sono corsa pure io in centro a Bari a cercare un po’ di  “senso” natalizio. La serata era fredda e quindi sono partita col piede giusto, mercatini ovunque, luci sparate, musica a palla, villaggi di babbi natale, elfi in giro esageratamente allegri ed una folla anestetizzata di persone disorientate animate da uno spirito di presenza ma completamente senza direzione. Mi sono trovata pure io a seguire quel flusso ed a camminare senza sapere dove andare, un ragazzo in ginocchio stava disegnando per terra una figura bellissima, un altro a poca distanza cantava in maniera elegante una song di un autore americano, piu’ in la’ sotto le stesse luci un ragazzo indiano vendeva palloncini illuminati ed un altro chiedeva qualche spicciolo. Le luci che illuminavano il corso sembravano caderci addosso senza toccarci  ed ognuno, scorrendo veloce, si sentiva di aver recitato finalmente un copione, essere riusciti in qualche modo a prendere parte a quella porzione di  “Natale” che da un po’ di anni ci viene impacchettata e consegnata, ognuno dopo quelle luci si scorda del buio in cui vive ed immagina che tutto sia come qui stasera: un mondo farlocco costruito ad arte per essere felici, obbligatoriamente felici!  Al rientro dinanzi il parco Rossani scorgiamo al buio un cumulo di coperte con disegni geometrici, un ragazzo lì sotto già dorme al buio, lontano dalle luci  ma al freddo, e così mi e’ venuta in mente la lettera di Don Tonino, che scandalo tutte queste luci, che tristezza tutto questo freddo!

  • I Custodi della Bellezza.

    Alle 4 di mattina ci siamo imbattute in un gruppo di persone che alla spicciolata si rincorrevano in gruppo sulla muraglia a Bari vecchia, in mano fiaccole di quelle che non si spengono e che col buio fanno scena col righino grigio di fumo ed il colore della luce di un giallo appariscente, accelerando i nostri passi li abbiamo raggiunti  terminando la corsa con loro abbozzando pure una postura da podiste per poterci fare la foto di rito e subito dopo tutti insieme abbiamo varcato le porte della bellissima chiesa di Santa Scolastica per partecipare alla messa dedicata alla Santa che si festeggia il 13 dicembre: Santa Lucia. Ero però incuriosita da questo gruppo di persone con la pettorina verde sulla quale era scritto il nome, per ognuno il suo, e quindi ho chiesto cosa li muovesse in maniera così gioiosa e sincronizzata, cosa li faceva apparire una cosa sola a tal punto che persino i loro sorrisi parevano pronunciati in sintonia : ” Noi siamo un associazione che si preoccupa di custodire  il borgo antico cercando di salvaguardare ogni cosa come se fosse un tesoro !” Esistono queste persone, esistono anime che si prendono cura dell’ ambiente, della storia, delle tradizioni in questo tempo in cui tutto e’ scontato e la gratuita’ sembra essere cosa rara, esistono cioe’ persone che mentre tutti dormono illuminano, gente che vede oltre e che nutre la Speranza di un Bene comune a tutti che e’ la nostra città. Se siete in giro per Bari aguzzate lo sguardo e forse capiterà anche a voi di incontrarli, ve ne accorgerete da come vi sorridono, sembrano persone ma un po’ sono come Angeli con pezzi di ali sotto le loro pettorine verdi!💚

    P.S. nella mia foto l’ alba di Santa Lucia.

  • La notte di San Nicola

    Essere pellegrino significa camminare e camminare implica il fatto che tu ti muova per chilometri oppure semplicemente per un isolato ma metti in moto un meccanismo che ogni volta ti cambia. Effettivamente al nostro piccolo gruppo questo meccanismo si e’ messo in moto da un po’ di anni e quindi nel programma delle camminate vi abbiamo inserito vere e proprie  “visitazioni” a seconda del calendario liturgico e così all’ inizio di dicembre, il giorno sei,  andiamo da San Nicola. Per i baresi questo e’ un rito che si ripete da sempre come se si voglia fare memoria ogni volta di avere un Qualcuno che ti rappresenti così bene da esserne diventato Santo e perciò e’ un misto di orgoglio, fede e devozione che si concentrano in un solo giorno che inizia dal buio della notte e termina nel cuore di ogni persona che ha elevato una preghiera. Sveglia alle 3, notte insonne per paura di non svegliarmi, parcheggio a Largo 2 giugno e di corsa a piedi verso la Basilica per raggiungerne le porte che verranno spalancate alle 4 ed attendere poi la prima messa delle cinque. Le strade deserte, la pioggia caduta ed i primi timidi addobbi mostrano una città silente e bellissima come ai tempi del locdown, ovunque cristalli di perfezione, immagini ferme che ti permettono di osservare e così dopo piazza del Ferrarese ti ritrovi nelle viuzze del borgo Antico in compagnia degli avventori di alcuni Bar, nonostante il sonno e’ tanta l’ emozione, e’ come se tu avessi la percezione del Sacro e ti aspettassi che, una volta giunta in Chiesa San Nicola ti guardasse per davvero e vedendoti ti chiedesse: ” Ma a che ora ti sei alzata?”, avviene cioè un incontro intimo, uno ad uno, che accade solo quel giorno e che ti permette di essere difronte al Divino con la tua umanità piccolina e sgangherata ma che senti per la prima volta, tu in mezzo a tanti, tu difronte a Dio. Infondo alla navata, al lato dell’ Altare viene messo San Nicola vestito a festa, sembra  vivo con quegli occhi luminosi e profondi, per guardarlo tutto bisogna alzare lo sguardo e così si catturano i dipinti sovrastanti, le fiaccole ed il buio delle vetrate ed ogni cosa in questo giorno ti sembra buona, persino il bimbo che sonnecchia vicino a te, la ragazza ucraina con il capo coperto ed il migrante che poco prima ti ha chiesto uno spicciolo per un caffè. L’ intera città e’ raccolta li’, non si riesce a descrivere la quantità di gente che e’ radunata, le campane suonano a Festa, runners, autorita’, sacerdoti, fedeli, curiosi, ragazzi, uomini, bambini, tutti riuniti in nome di un Santo e per questa notte la mia città appare bellissima, accogliente e generosa, San Nicola ha ripetuto il suo miracolo ed ognuno per qualche ora ha messo finalmente il cuore in pace!