Autore: Isa Armenise

  • Buongiorno signor Sindaco

    Da questa mattina Bari ha un nuovo Sindaco, un politico navigato che milita in Comune da molti anni, sensibile all’ Ambiente, cultore delle regole e maestro nell’ affrontare con garbo le situazioni. Vorrei dirgli 2 o 3 cose…..                              “Caro Sindaco Vito Leccese, appresa con gioia la Sua elezione da me fortemente voluta, Le esprimo le mie più sentite felicitazioni e Le auguro un mandato che sia essenzialmente servizio verso tutti i cittadini di questa Bari metropolitana che parte dal mare ed arriva fino alla Murgia. Lei che e’ un ambientalista avrà cura di preservare la Bellezza dei tramonti e salverà, dove le sarà possibile, le nostre nottate da quei roghi d’ estate che stranamente ad oggi restano ancora impuniti. Le scrivo da un quartiere di ” periferia” in cui manca molto, parcheggi, giardini, vita vera e giochi per bambini, per gli anziani poi c’ e’ solo la piazza dove se ti va bene ti prendi una pallonata che qualche maldestro provvede a lanciare. Si sa che le periferie da sempre sono terra di mancanza, ma io, da sempre grande ottimista, giro per le strade di Carbonara con fiducia, sperando insomma che spariscano i capopopolo di tutte le fazioni e che si smetta di trincerarsi dietro fantastici comitati che portano avanti idee limitate e circoscritte. Spero che si smetta di abbandonare i rifiuti ogni dove e che si cominci ad avere cura di questi luoghi sentendone l’ appartenenza come un Bene Comune, che si tengano  le strade pulite collaborando con gli operatori e che finalmente ognuno viva  sentendosi parte in causa. Lei , nel suo programma elettorale ha proposto il ” Sindaco della notte” io le proporrei il ” Sindaco per tutte le ore” che ognuno con un passaggio di testimone si senta di interpretare. Questa nostra Terra e’ meravigliosa e tutti dobbiamo mantenere questa sua attitudine allo Stupore, ci faccia cittadini partecipi e buon lavoro Signor Sindaco!”

  • La casa di Alberobello

    Da qualche anno ho un vezzo, una specie di abitudine che mi lega ai luoghi che frequento e dei quali mi innamoro perdutamente. Ad oggi  avrò 7 o 8 case sparse in giro che io chiamo ” casa mia”, le amo a tal punto che tutte le volte   che ritorno le visito trovandole ogni volta, a seconda delle stagioni, un po’ cambiate. Ieri sera per fuggire ai 41 gradi di Bari ci siamo rifugiati ad Alberobello ed una volta imboccata la via principale del rione   “Aia piccola”  mi sono ricordata di andare a rivedere casa mia. Mi sono innamorata perdutamente di lei in una freddissima sera di 4 anni fa durante il presepe vivente che si svolge da sempre in quei luoghi, vi era ambientata nella piccola piazzetta antistante una scena famigliare degli anni ‘ 20 , fotogrammi di una vita contadina ormai lontanissima da noi e ricordo che ne  rimasi affascinata perché  quella casa mi sembro’  disposta quasi come un abbraccio avvolgente, vi erano 2 porte con tendine bellissime bianche ed un cancelletto che dava direttamente sul viale principale che porta ai trulli, non avevo notato invece che quella casa in realtà era un gruppo di trulli e quindi poesia nella poesia. Così ogni volta che sono tornata ad Alberobello sono andata a vedere casa mia, in varie stagioni, di giorno, di sera, ogni volta ho aggiunto dettagli, ha un pozzo accanto all’ ingresso e poco distante un piccolo locale adibito a forno, ovunque bianco di fresca posa e le chianche della piazzetta sempre tirate a lustro cosa che la rende ancora più bella, un giglio rosso e’  nato all’ angolo della strada insieme a tantissime viole e gerani, apripista meravigliosi di tanta Bellezza. Da qualche tempo però ho notato che la casa non e’ più abitata, avverto una certa malinconia ogni volta che la ritrovo, foglie cadute dappertutto, finestre chiuse che danno proprio la sensazione di un essere inanimato, ho pensato che forse i proprietari sono andati via, che forse e’ finita in altre mani per una eredità postuma o semplicemente perché chi la abitava e’ altrove, ieri rivedendola ho gioito respirandola, nessuna vita oltre i cancelli ma la meravigliosa vite mi ha dato il benvenuto con i suoi grappoli verdoni ed acerbi che sembravano quasi una benedizione, non l’ avevo mai vista fiorita e con i frutti la vecchia vigna ed ho considerato la cosa di buon auspicio, nel cielo del tramonto un mare di rondini festose salutavano il sole ed intanto un meraviglioso silenzio…..

  • Fioriture

    Ieri e’ stata giornata di ” ospedali”  dal mattino fino a sera conclusasi poi nel giardino di mamma che per me e’ un rilassante naturale e  specie col buio regala un senso di pace che si propaga dal corpo alla mente fino dritto al cuore. Guardavo i melograni ieri sera, sono restati in pochi  sull’ albero a crescere, alcuni sono caduti fiori appena sbocciati, altri invece  sono caduti fruttini piccoli e quelli che resistono sembrano proclamare a noi tutti la loro fortezza come una specie di canto, sono già melograni , piccoli si , ma lucidi e tirati a nuovo e come tutti i miracoli della natura attirano a loro stupore per chi li guarda. Da un po’ ho inaugurato una nuova pratica, porto in terrazza le piante ormai “estinte” di basilico, si quelle banali piante da supermercato che si consumano frettolosamente per i nostri piatti estivi e che una volta consumate le loro foglie profumate sembrano cadere in disuso. Io da un po’ di tempo porto su e metto in piena terra quelle zolle anonime che un po’ alla volta diventano piante rigogliose, mi premiano per la fiducia restituendomi fioriture inaspettate e così basilico , malva e sedano rinascono insieme in maniera disordinata e senza calcolo, forse,   pensavo stamattina non  nascono così  anche le amicizie?  All’ inizio come un esperimento senza speranza  e poi invece diventano realtà specialissime che contagiano la  vita rendendola migliore oltre ogni tua aspettativa.. L’ Amicizia e’ semplice da mantenere e non richiede una cura eccessiva perché di per se’ quando nasce e’ già un piccolo miracolo, non ci vuole troppa cura perché per inerzia cresce senza che tu faccia grandi cose e tutto questo e’ Grazia esattamente come il basilico del mio terrazzo!💚

  • ” I gesti sono doni del Cielo”

    Con questa frase ha concluso ieri sera il suo fantastico concerto a Bari Renato Zero ed io c’ ero, con i testi delle sue canzoni stampate sul cuore e la sua voce che nelle chiacchierate diveniva sottile e delicata quasi come una carezza, ho apprezzato l’ orchestra, le scenografie e lui maestoso sempre nel canto ma soprattutto negli interventi, mirati e concreti, per descrivere la povertà della politica di questi tempi, il poco garbo che si respira e la Bellezza del nostro sud dissacrato ed umiliato che però si rialza sempre con orgoglio e dignità per vivere con poco l’ impegno delle nostre vite. Sono tornata a casa carica di gioia e dopo ogni concerto mi accade spesso, sarà che davanti a me, sul prato Gold, un ragazzo ha ballato per tutto il tempo facendo la hola con le braccia a ritmo di musica o sarà stato per la maestra di Ostuni seduta accanto a me che continuava a farsi selfie per fare vedere ad amici e parenti che al concerto stava davvero, o sarà stato per i ragazzi del soccorso che avevano puntato nel pubblico,   seduta sugli spalti, una ragazza col pancione e non gli toglievano gli occhi di dosso e quando con uno slancio questa si e’ alzata per ballare sono saltati in coppia a sorreggerla. Sarà per tutte queste cose, ho apprezzato in Renato Zero, l’ uomo , il cantante,  il poeta con l’ animo gentile, i suoi abiti , le scenografie meravigliose ed ho apprezzato persino il vento che di tanto in tanto appariva quasi come in un copione a sollevarci dal caldo di giugno che adesso comincia a farsi sentire, ho apprezzato gli elicotteri che mi volavano sulla testa che io puntualmente scambiavo per droni che riprendevano il pubblico e li guardavo allegra costringendomi a sorridere che e’ un esercizio che mi impongo sempre. Ho apprezzato che ad un certo punto Renato Zero ha elogiato l’ Amicizia, mi sono contata gli amici miei ed in quel momento me li sono stretti forte forte, ” amico e’ bello , amico e’ tutto, amico e’ l’ Eternità”, grazie Renato!💚

  • Il dottore gentile

    Il 22 maggio mi era arrivato un audio in privato nella chat di facebook, quando lo avevo finalmente ascoltato stentavo a credere alle mie orecchie e dopo averlo ascoltato più volte ho realizzato che era del carissimo dottor Latorre. Nel messaggio mi ringraziava dei saluti che io di tanto in tanto gli inviavo tramite sua figlia Annarita, il timbro di voce amabile e gentile  lasciava trasparire un trasporto che da sempre lo contraddistingueva, mi chiedeva dei miei ragazzi che lui  ha seguito nella crescita curando i loro malanni fino a quando poi, divenuti giovanotti, hanno sempre avuto un pensiero per il loro pediatra gentile. E così lunedì sera durante una panzerottata per festeggiare Rino, d’ un tratto Gigi si e’ fatto cupo in viso, ha fatto spallucce e sprofondando nel divano ha detto in silenzio : ” Ihh e’ morto il dottor Latorre”. Si e’ zittito tutto, le voci, la TV e persino Mattia, nessuno per qualche secondo ha replicato, credo che alcune volte quando certe persone vanno via diventa un dolore collettivo, forte e lancinante e così e’ stato  e per un momento sono tornata indietro con i ricordi, i miei bambini neonati, lo svezzamento, le otiti settimanali di Gigi, le polmoniti di Francesco  e lui, il nostro dottore, che li visitava sempre, a qualsiasi ora monitorando febbri, tosse e dolori vari. Ora che ci penso e’ stato eccezionale in tutto ma la cosa speciale e’ che prima dei miei ragazzi lui e’ stato il medico mio e dei miei fratelli, Annamaria soffriva di pertosse e mamma la portava piccolina dal dottore appena laureato, una vita fa e rabbrividisco quasi per il fatto che  in un uomo soltanto sono  raccolte le nostre vite ed ora che e’ andato via mancherà tremendamente quel garbo delle diagnosi e le sue proverbiali spiegazioni che ti facevano accettare le cose che talvolta erano un po’ pesanti . A Gigi dopo ogni batosta prescriveva uno sciroppo ricostituente che si chiamava Haliborange, ogni volta descriveva alla perfezione gli ingredienti ed il beneficio che il bambino poteva averne, ci siamo innamorati tutti della sua voce quando in un cenno di carbonarese stretto stretto incartava i saluti per i miei in una stretta di mano mentre ti accompagnava alla porta sorridendo. A me ha insegnato a gestire l’ ansia di mamma giovane ed inesperta, mi ha insegnato ad essere un genitore responsabile e credo che lui lo abbia insegnato a tutti , intere generazioni di piccoli pazienti diventati grandi uomini, grazie dottor Filippo Latorre nessuno mai la dimenticherà!💚

  • Un piccolo mondo antico

    Da quando la signora Maria ci aveva conosciute aveva preso l’ abitudine di aspettarci sull’ uscio di casa con la scusa di vedere ogni volta quali fiori portavamo con noi ed effettivamente, da quando ci aveva detto che desiderava un fiore fresco ogni giorno da mettere davanti alla foto di suo marito, noi per impegno ogni giorno le portavamo un piccolo fiore. Così’ stamattina era intenta a parlare con suo figlio in strada ed io  sentendola  parlare in  dialetto, Cegliese per esattezza, le ho detto che nonna mia era di Ceglie e mi sono incantata a sentirne di nuovo quel tono arcaico che per me e’ cuore. “Chi e’ tua nonna?” mi ha chiesto,  “Sabella Balice, figlia di Rocco Luigi e sorella di Vito Natale ” ho risposto prontamente io, la signora si e’ fermata un attimo un po’ frastornata e poi un fiume in piena di racconti. ” Mi sono sposata molto giovane ed ho avuto 2 bambini, mio marito, barbiere, parti’ in guerra e fu dichiarato disperso nella campagna di Russia ed io sola con i bambini piccoli fui letteralmente adottata  dalla famiglia di Vito Natale che commerciava mandorle ed aveva tantissime donne che lavoravano nella sua azienda a conduzione familiare. Sua moglie Michelina si prese cura dei miei bambini provvedendo ad ogni cosa e mi ricordo ancora le manine di mio figlio che, durante le giornate estive, prendeva dalla credenza le migliori pietanze che a casa mia io non potevo permettermi”. Senza accorgerci i racconti scaturivano dirompenti come un fiume in piena tant’è che ad un certo punto eravamo solo io e lei, come un piccolo mondo a parte, senza avvertire la presenza di nessuno altro tanto il racconto era dettagliato e ricco di particolari. “Mi ricordo bene di tua nonna, di come vestiva bene specie d’ estate con quegli abiti di cotone traforato che la mamma gli faceva cucire dalla sarta, era tutta precisa, piccolina ma bella!” Ecco stamattina era l’ unico giorno che non le avevamo portato un fiore, oggi lo aveva lei un fiore grande in serbo per me, poco più in la’ un melograno in fiore, ecco la mia risposta, una inesauribile quantità di meraviglia quatidiana 💚

  • Resistenze

    “E’ difficile lo so” , disse sommessamente l’ avvocato  “ma e’ come vivere in una faida, e’ una storia che inizia e non si sa mai quando finisce.” Così certe volte, se ci pensi, ti capita di vivere in mezzo all’ odio percependo i suoi colpi senza sentirne però la presa quasi che quegli attacchi, continui e talvolta feroci, ti sfiorino soltanto perché tu passi le ore a cercare alternative, soltanto alternative che si frappongano tra te e loro come un cuscino che ne attenui un po’ tutto il malessere che ne deriva. Mi guardo attorno, osservo e cerco appigli, la vecchiaia smussa gli angoli, attenua il carattere e ti consegna la fragilità su un piatto d’ argento, tuo padre e’ piccolo rispetto al gigante che avevi disegnato tu e tua madre passa le giornate ad inseguire le ore facendo cose, più o meno sempre le stesse, quasi che la sua vita fosse recitare un copione e questa cosa adesso ti fa male. Allora cerchi vie d’ uscita, i fiori, oppure intercettare il Bene ovunque esso si annidi  e costringerlo quasi a stare seduto accanto a te, come un fide compagno, ed obbligarlo quasi a raccontarti sempre le sue storie. Vivo così in questo periodo, vivo di fiori e di Bene e di questo soltanto vi racconterò perché d’ ora in poi voi sappiate che pure nelle giornate di pioggia una rosa gialla e’ venuta a salvarmi💚

  • Giugno

    Abitando in un quartiere di Bari, che e’ stato per una moltitudine di anni paese, io ne conservo talvolta i modi di pensare e le usanze, una specie di induzione che parte in automatico con cose o immagini che inevitabilmente mi portano alla mia infanzia. Così e’ stato con ” l’ cgiaridd”, i ceci che la mia amica Maria mi ha recapitato  insieme alla sua verdura paesana. Io per qualche secondo sono rimasta sul ballatoio di casa a guardarli, erano ingombranti quei rami con tutti quei coralli verdi  appesi  ma la cosa che mi teneva ferma era il fatto che mi hanno riportato alla mia infanzia felice. Subito mi sono rivista nel cortile di mia nonna a sgranare, insieme a mio cugino Gianni , una serie interminabile di coralli di ceci che nonna Sabella aveva lavato e messo a scolare e noi , giocando naturalmente, facevamo le sfide a chi ne staccava di più per poi avere come premio un gelato dal negozio di alimentari di Bice. Adesso i tempi sono cambiati e  “l’ cgiaridd” sono arrivati a maggio ma quando ero piccola io tutto accadeva da giugno in poi , come un copione , tutto accadeva durante l’ estate che io trascorrevo avanti e dietro da casa mia a quella dei nonni. Così li ho lavati pure io e li ho sgranati riponendoli in una coppa, ho invogliato i miei ad assaggiarli ma alla fine li ho mangiati tutti io rischiando un sonoro mal di pancia, ma ciò che importa e’ il messaggio che quelle piante portavano, di nuovo la nonna, di nuovo le cose che facevo con lei, di nuovo l’ amore che mi e’ rimasto. Giugno e’ il mese del Corpus Domini con le coperte di pizzo da tirare fuori per la processione con quell’ odore di naftalina che ancora mi raggiunge, giugno e’ il mese  di San Giovanni con i fioroni buoni da togliere il fiato, giugno e’ Sant’ Antonio coi gigli profumati che mi stordiscono ancora, giugno e’ camminare scalza e sentire il caldo sotto i piedi. Mannaggia sto parlando al presente, tra poco sarà giugno per davvero e mi rivedo, la Isa che sopravvive si porta dentro ogni cosa e per questo ho immensa gratitudine!

  • 22 maggio 1968

    Il 22 Maggio del 1968 e’ una data che ha segnato la mia famiglia , mia sorella incappò in un piccolo incidente domestico che però dopo qualche giorno divenne una tragedia .
    Annamaria , mia sorella , non ce la fece purtroppo e insieme a tutti gli Angeli bambini che ogni giorno corrono nella Luce , andò via da noi.
    Annamaria aveva 4 anni e mezzo ed era solo la mia sorellina per la sua piccola età ma io da sempre l’ ho chiamata sorella come si fa per i grandi , e’ lei infatti che e’ rimasta sempre lì a guidarci , a darci quell’ orientamento verso il Bene che noi 3 fratelli abbiamo continuato a percepire.
    In ogni stanza di casa dei miei c’ e’ una sua foto in varie pose , mamma gli ha riservato gli angoli più belli e noi nelle giornate di fretta la coinvolgiamo nei nostri complotti interstellari allegri e disordinati .Oggi per mamma non e’ un buon giorno , lo esorcizza volendolo trascorrere di fretta senza vedere troppa gente .
    Ad Annamaria che in realtà se n’ e’ andata senza mai lasciarci un grande abbraccio fino all’ angoletto dove stai , il Bene che ci hai lasciato noi ce lo stiamo facendo bastare💚

  • I 365 giorni di Mattia💚

    Mattia da pochissimo ha iniziato a camminare, ride sempre e va pazzo per le scale, possiede un arte tutta sua di distendere le braccia a forma di cuore, per prenderti, allungandosi in un abbraccio esteso che parte da lui ed arriva fino a te. Questa cosa la fa sin da piccolo e quando incontra visi sconosciuti o facce col broncio si ripara nelle pieghe del collo, tra i capelli e gli orecchini di perle che poi lui fa dondolare con le dita. Abbraccia i peluches e se li stringe al petto e li culla, canticchia felice l ‘ ia , ia , ohh della vecchia fattoria, ammira il pappagallo in ceramica e le campanelle impazzisce quando il nonno gioioso gliele fa suonare. Assaggia tutto e mangia di gusto, fa ciao con la manina, scuote le manine quando gli si chiede : – ma come dobbiamo fare?- . Ama le passeggiate, adora le altalene e piange in macchina, dorme di lato e quando si sveglia non piange ma si guarda attorno meravigliato, insomma  fa le cose che fanno tutti i bambini solo che lui da 1 anno ti e’ stato dato in dono e ti accorgi che attraverso lui vedi le cose che quando avevi i bimbi piccoli manco notavi e ti ritrovi a pensare che i nipoti sono la lente d’ ingrandimento che ti permette  di vedere il Bene in tutte le sfaccettature e capisci che attaccata a quel Bene ogni cosa sarà bellissima e finirai per correre per il soggiorno galoppando con lui sulle spalle fingendo un inseguimento solo perché impazzisci nel vederlo sorridere. Un anno di Mattia, un anno di Beatitudine e di rivoluzioni !