Autore: Isa Armenise

  • ” E quindi uscimmo a rivedere le stelle”. (Dante )

    Sono capitate tante cose questa settimana, tra tutte la più bella e’ stata quella di aver assistito allo spettacolo meraviglioso nelle grotte di Castellana ” Hell in the Cave ” regalo di natale del sapiente Francy che ci siamo andati a riscuotere in una gelida domenica di gennaio . Lo spettacolo dovrebbero vederlo tutti perché credo che abbia descritto bene il desiderio del sommo poeta nella rappresentazione dell’ Inferno, ovunque anime di dannati che ti giravano attorno con urla terrificanti, abiti, trucco e musiche dirompenti uno scenario insomma che ti faceva essere in simbiosi con i personaggi e con l’ ambiente che li ospitava tale da farti sentire un protagonista di quelle scene.. Ho provato un tale disgusto per quelle storie che pure avevo studiato a liceo da candidarmi ad un mite Purgatorio laddove fosse possibile e quindi cominciare a lavorarci su. Così mentre Beatrice usciva a” riveder le stelle” io mi ribeccavo il covid e nel mio quartiere iniziava la raccolta differenziata, cose distinte e diverse che dette così sembrano scollegate ma messe insieme hanno un senso . Lungamente preannunciata sui social, la differenziata, era stata presentata come una cosa titanica, insormontabile, difficile e complessa da realizzare ed io afflitta dal covid mi vedevo disarmata ad affrontare pure questa battaglia salvo poi comprendere che tutto l’ universo lavora per la nostra felicità e quindi e’ stato facile capire dinamiche e sviluppi di questa nuova sfida che serve sicuramente a migliorarci tutti e mentre io mi dibattevo con l’ opuscolo in mano a classificare gli alimenti mia madre aveva già diviso pattumelle, buste ed adesivi semplificando ogni cosa! La chiamano la saggezza della terza eta’ io credo invece che lei mi sia effettivamente da sempre un passo avanti e semplifica la vita spezzettandola in bocconi piccoli. Oggi mi sento come Beatrice che attende di passare attraverso la voragine ed entrare finalmente nel mondo contrario dei ” negativi” ma per ora mi godo ancora un po’ della mia positività!

  • I cristalli di malva

    ( ricordi )

    Quando era inverno a casa di nonna Sabbella non c’ era il riscaldamento, vi era una cucinetta nel sottano che dava in un piccolo cortile, la cucinetta era senza porta, era proprio così, pensata per essere aperta chissà poi perche’.
    Nonna però aveva varie tipologie di tende che cambiava con grande civetteria ogni volta che vi era una ricorrenza.
    D’ inverno metteva una tenda fatta all’ uncinetto lavorata a ” doppio ” diceva lei, realizzata dalla sua commara di fede ( testimone di nozze), io da piccola più volte ci avevo infilato le dita e spesso mi divertivo a farla diventare un mantello dondolandomi, la tenda era di cotone ma stranamente faceva da barriera e d’ inverno col vecchio braciere ed un fuoco alla “monachina ” che era nell’ angolo si stava caldi.
    Ora che io ci penso, non credo di aver sentito mai freddo quando io pranzavo li e non so perché stamattina con la campagna tutta gelata mi e’ venuta in mente quella cucinetta senza porta dove per un pezzo della mia esistenza sono stata al caldo, o meglio ho attraversato gli inverni senza sentire freddo.
    Il gelo certe volte e’soltanto uno stato d’ animo e la malva che stamattina era ritta e gelata mi raccontava di resistenze, le mie, le vostre ed un po’ forse quelle di tutti……

  • Ricchezze

    La settimana trascorsa non e’ stata niente male, c’ e’ stata una pizza con i cugini che già di per se’ costituisce un evento, eravamo in 22 molto disorganizzati più che altro perché il posto, la pizzeria, ha allestito un tavolo impegnativo tipo G20 per essere più precisa e la cosa ci ha un po’ impedito di sentirci liberi, e’ stato bello però perché un incontro così non accadeva da diverso tempo e rivedersi e’ sempre come riscoprire una parte di te che non ricordavi e ti accorgi di essere sorpresa e grata. Sulla strada dove cammino io, stamattina, un gatto beveva ad una pozzanghera, scappava sempre al mio arrivo ma stamattina no, e’ rimasto immobile al mio passaggio ed io questa cosa l’ ho presa come un saluto, ognuno nel mio mondo rimane cristallizzato nel suo divenire, i passeri si affrettano a cantare e la mimosa e’ già gonfia di desiderio, aspetta febbraio e poi marzo per consegnare alla primavera la sua promessa. La notte trascorsa ho vegliato il sonno di mio padre, mi sono rivista nelle sue nottate di quando eravamo piccoli noi e febbricitanti ci addormentavamo sapendolo sveglio attaccato a noi e non vi era medicina o sciroppo che lui non assaggiasse per invogliarci a prenderlo, una volta ha bevuto persino le gocce per il mal d’ orecchio di mio fratello Rino, che ridere allora, che tenerezza adesso. Insomma, sono ricca e lo dimentico spesso ed allora scrivere fissa la contentezza ed io credo proprio che questa sia la mia terapia, Mattia intanto ha iniziato a gattonare……meraviglia!

  • Chiara d’Assisi

    Le ristrutturazioni dicono essere talvolta come degli incendi, dopo, infatti lo scenario cambia e decidi di tenerti solo alcune cose ed altre restano riposte in scatoloni che forse un giorno riaprirai . Così io ho ancora scatoloni silenziosi che non reclamano nulla, stanno lì con le loro cose poco necessarie ed ogni volta fingo di ricordarmi il contenuto, lo esamino con i ricordi e lo lascio riposare. Accade che nei giorni scorsi mi e’ capitato per caso un libro che avevo preso l’ ultima volta che sono stata ad Assisi, di quel libro mi sono ricordata tutto, gli amici cari che erano con me , le mani che me lo hanno dato , gli incontri che ho fatto, il silenzio del luogo nonostante la marcia delle persone in fila, ho cominciato a leggerlo pensando e ripensando al motivo che mi aveva incoraggiato a farlo ma soprattutto mi chiedevo come mai fosse rimasto così a lungo inascoltato, non letto insomma ed intanto la vita scorre normale, piccole rivoluzioni, mia cugina arriva dall’ America ma nulla che faccia presagire altre buone novelle. Ho considerato che ogni volta che io cerco di intercettare le vite dei Santi a Loro faccio sempre la stessa domanda : ” La Pace”, quella mia soprattutto, che parta da me ed arrivi come un riverbero fino all’ ultimo uomo del mondo, che tacciano le cause, finiscano le guerre, si silenzino le cattiverie insomma. Ieri ho avuto la mia risposta, una specie di risoluzione che spegne gli animi della gente cattiva, ed ho capito che i Santi ti accompagnano per chiedere ad alta voce al buon Dio le cose che tu non hai la forza di domandare più.. Grazie Chiara, stamattina il profumo dei fiori copriva persino il vuoto del buio, il libro parlava di Te che pure stavolta hai parlato all’ Altissimo del mio cammino difficile e Lui, stavolta, credo davvero che Ti abbia ascoltata!

  • 86 Inverni

    Ora che ci penso essendo nato a gennaio papà ha affrontato 86 inverni e nonostante io mi sforzi, da un po’ di tempo non mi ricordo come “era” mio padre. Certo mi ricordo la fisicità, infondo pure adesso possiede le fattezze degli anni passati, ma per una strana congettura più e’ diventato fragile e più io ho iniziato a “dimenticare”; troppo presa, forse, da quello strano meccanismo che ci protegge dalle batoste della vita e ci aiuta a rimuovere, eliminare, per sanare forse una quotidianità che non sempre ti fa sorridere. Allora mi servono i ” vecchi amici”, quelli che hanno percorso un tratto di strada insieme a lui che mi aiutino a ricordare e stamattina col gelo delle 8 serviva Vito che chiedendomi di mio padre mi raccontasse in piccolissimi fotogrammi l’essenza di questo uomo tutto sacrifici e lavoro che lo ha accolto nel suo team facendolo sentire valido ed abile e dal quale ha appreso l’ arte di costruire, vite, case e palazzi……. Mi ha detto “vita” e forse la vita l’ ha insegnata pure a me, con quel suo ostinato senso del dovere, con il suo smodato uso della gratitudine, con la sua ostinata abitudine di voler contraccambiare, con il desiderio di sentirsi sempre responsabile per tutti, per la disponibiltà, per l’ ossessione del servizio agli altri e per il suo ossessivo senso di essere utile. Me lo ha fatto ricordare per un momento ora che lui nella sua vecchiaia ogni giorno confonde le carte per non mostrare ciò che e’ realmente ed intanto tace, ascolta ed impartisce la lezione più difficile da imparare : ” La vecchiaia rende tutti bambini” che detta così sembra quasi una favola……

  • Un nodo al fazzoletto

    Ho deciso da oggi di farmi un nodo al fazzoletto per ogni cosa rivoluzionaria che mi accade durante la giornata, come faceva mia nonna quando si doveva ricordare le cose importanti che comunque lei non si scordava mai. Ero in coda al laboratorio analisi stamattina, coda lunga, 2 sportelli, io sguardo perso sui vecchi cartelli emergenza covid ed affianco nella coda parallela un nonnetto che doveva ritirare analisi nonostante mancasse ancora un ora per la consegna dei referti fissata per le 10,30. Inevitabilmente ascolto, mi piace la sua voce e mentre lui guadagna lo sportello io lo seguo con lo sguardo, chiama la signora allo sportello “dottoressa” pensandola un medico e lei intenerita per questa cosa cerca di accontentarlo. “Ecco i suoi esami ” gli dice l’ impiegata e lui : ” Grazie dottoressa me li può leggere gli esami , sono buoni ?” L’ impiegata fa una smorfia , si guarda attorno e lo accontenta, apre la busta velocemente e commenta con lui i risultati delle analisi. Per non sembrare troppo invadente io avevo distolto lo sguardo però avevo continuato ad ascoltare ed alla fine la signora ha congedato il nonnetto suggerendogli di rivolgersi al suo medico e che probabilmente la cura andava aggiustata ma e’ stata gentile ed il signore ringraziandola con numerosi inchini con la testa e mani giunte si e’ allontanato con cuore leggero. Come si chiama questa? Buona sanità credo, fa graduatoria tutta questa gentilezza data stamattina a cuore leggero da questa signora che io non conosco ma che avrei abbracciato se non ci fosse stato il vetro. Merita un nodo al fazzoletto, e ne farò uno ogni volta che ci sarà una buona azione tanto ho il comò pieno di fazzoletti che mio marito ha ricevuto come dote quando ci siamo sposati, si può fare, ed intanto sulla strada i fiori …….

  • Magone

    Ho un fruttivendolo vicino casa e stamattina di prim’ ora eravamo in molti già in coda, la fila secondo me incoraggia alla riflessione e così di getto mi sono messa a guardare i cestini di tutti ed ho fatto una considerazione: oggi i cestini erano tutti verdi, poco colore, essenzialmente verdura, patate,ortaggi in generale, mancava la frutta variopinta che si sa durante le feste fa da padrona. Così le feste sono davvero finite e mi toccherà togliere l’ albero e questa cosa mi provoca un po’ di dispiacere giacche’ quest’ anno il mio albero era un tripudio di luci e specie la a sera riscaldava. “Se ne parla il prossimo anno” ha detto una vecchia signora,” uffa un anno ” ho pensato io ma poi ho realizzato che dicembre e’ vicino ed allora metterò albero ed addobbi a riposare come si fa con le tovaglie buone del comò di nonna, sai sempre che stanno la’ per darti soccorso e piacere ed il distacco non lo senti proprio giacche’ stanno lì riposte in un mondo che infondo sei tu….. Però dopo questa riflessione ho capito che sto invecchiando, in questo periodo prima mi vedevo già in costume ad aspettare il mare adesso invece dal divano osservo gia’ dicembre!

  • Fiorire sempre

    Quando mi regalano i calendari bado molto al fatto che abbiano lo spazio grande per poterci scrivere, annotare ogni cosa ma soprattutto i compleanni importanti ed oggi e’ un compleanno importante, la piccola Bernardette Soubirous compie 180 anni.
    Lei e’ un personaggio che ha condizionato molto la mia vita da quando nel 2008 per la prima volta mi sono recata a Lourdes e subito rimasi colpita dalla grandezza della ” piccolezza” di questa ragazzina quattordicenne che per 18 volte aveva incontrato la ‘ Signora’.
    Dopo quell’ anno mi sono recata a Lourdes altre 5 volte ed ogni volta aggiungevo un tassello, ogni volta era come completare un puzzle a me sconosciuto che piano piano si rivelava. A Lourdes ripercorrevo ogni volta le strade che portavano Bernardette dal Cachot al Gave ed ogni volta rimanevo stupita dalla bellezza di quei luoghi ai piedi dei Pirenei, il verde rigoglioso, l’ abbondanza di acqua e Lourdes poi, cittadina carina ed accogliente, ma, mi spiegavano ogni volta che ai tempi di Bernardette non era proprio così, vi era tantissima miseria e la sua vita famigliare era stata davvero difficile tale e tante erano le sventure che l’ avevano colpita, fino al giorno che incontro’ ‘ l’ Immacolata Concezione, “Aquero’ ” come la chiamava lei.
    Ora carissima Bernardette vorrei dirti tante cose e veramente non saprei da dove iniziare ma vorrei prima di tutto ringraziarti, quando penso a Te io ti immagino davanti alla Grotta, timida ed accogliente, in ascolto ma presente, volevo dirti che mi hai cambiato la vita perché pensandoti ho compreso che non serve farsi i grandi viaggi di conversione che amplificano la fede ma che occorre brillare dove Dio ci ha messi, fosse pure il luogo più piccolo e sconosciuto.
    Tu, piccola Bernadette sei viva ed io ti immagino così, avvolta nel tuo scialle con i tuoi zoccoletti di legno che corri alla Grotta aldila’ del Gave a parlare a Maria di tutti noi! 💚

  • Alba

    La foto è di questa mattina, ci sta dentro ogni cosa, un po’ di buio, la luce dell’alba in fondo, ci sta Stella la mia amica di camminata e ci stanno pure i fiori, ceci e pasta li chiamano, che stamattina ho rivisto dopo tutti questi giorni di festa.
    Al rientro commissioni in giro che mi invento ogni giorno per portare un po’ fuori papà e così incontri…
    Sono in un caseificio, una grande folla mi accoglie e nell’ angolo un ragazzino con un giubbotto arancio, lo trovo tenero, silenzioso aspetta il suo turno facendosi scavalcare da tre signori che manco lo guardano fino a che la commessa interviene ed incalzandolo lo costringe a parlare.
    La commessa lo guarda per tutto il tempo con occhi beati riempiendolo di complimenti perché si sa che di questi tempi educazione e delicatezza sono merce rara e lui arrossendo le sorride venendomi accanto.
    “Quanto sei bello” lo saluta ed io che ero vicina a lui aggiungo: “È vero ha degli occhi azzurri bellissimi”
    Il ragazzo sgrana gli occhi mi guarda e sorridendo mi dice: “Signora di che colore sono i miei occhi?” Risate… mi sono resa conto che aveva gli occhi marroni e gli ho risposto: “Marroni però tendenti all’ azzurro” e comunque rimango convinta dei suoi occhi azzurri, cangianti, ma meravigliosamente azzurri.
    Certe volte persino i colori sono punti di vista!

  • La zia dell’America

    Oggi sono 17 anni che mia zia dell’ America, come la chiamavamo noi, se n’e’ andata, ce lo ricorda Manny mio cugino che da un po’ di tempo e’ con noi in un gruppo di cugini che sopravvive, grazie a Dio, nonostante le storture di quei rapporti tra fratelli che non sempre sono da favola. Cosi’ i miei pensieri vanno all’ ultima volta che zia e’ venuta in Italia per visitare nonna Sabella, girammo molto, visitammo Alberobello ed altri posti che lei non conosceva proprio . Una sera vuota ci organizzammo e andammo al Mac Donald io e lei come amiche di vecchia data, ridemmo di gusto e per nulla imbarazzata dalla differenza d’ età mi raccontò dei primi anni in America, delle difficoltà e di tutte le tristezze della lontananza . Io l’ avevo sempre vista come una donna forte ma quella sera la scoprii disarmata, piccola, umana insomma. Dopo quel giorno lei riparti’, non la rividi più, restano le sue foto, le lettere ed i miei ricordi indelebili che annoverano pure il timbro della sua voce per telefono, Resta tanto quando vuoi bene a qualcuno e zia Genzella non e’ mai andata via da qua 💚