Stamattina avevo i prelievi quindi di corsa in ospedale, ho il numero 16 quindi mi sbrighero’ presto, non ho preso il caffè e perciò sto un po’ spenta, in sala d’ attesa incontro un amica e cominciamo a chiacchierare. Due figlie lei, due figli io ma i racconti sembrano identici, ci riconosciamo adesso meno ansiose rispetto a quando erano piccoli e sicuramente con più saggezza nel volerli lasciare più liberi di scegliere e di sbagliare, insomma con la scusa di crescere i figli siamo cambiate noi, io almeno, sto cercando di scrollarmi di dosso quell’ innato senso di onnipotenza che i miei genitori mi avevano dato e quindi nulla dipende da me soprattutto le vite degli altri. Il tempo scorre e proprio davanti a noi una coppia con un bimbo piccolo nel passeggino, sulle gambucce una copertina bianca con tanti pupazzetti colorati, il bimbo si agita gorgheggiando allegramente e così il papà lo prende in braccio. La mamma e’ bellissima, esile nella figura, un foulard fiorato in testa, sorride, il papà altissimo, giocherella col bimbo sulle ginocchia, il bimbo sorride con quei sobbalzi e così gli chiedo il nome ” Il suo nome e’ Giovanni ” mi dice sorridendo ” Che bel nome ” aggiungo io , così e’ partita una conversazione fatta essenzialmente di sorrisi ed il ragazzo leggendo un po’ di stupore sul mio viso per quel nome così importante per un bimbo di tre mesi ha aggiunto: ” Il mio papà adottivo si chiama Giovanni ” ed ecco allora l’ origine di quel nome antico e prezioso, loro nel frattempo continuavano a sorridere ed intanto un capannello di persone si era raggruppato per ammirare il bimbo che parlottava in maniera insolita per la sua età, loro erano ” di colore ” e forse la Bellezza era proprio questo, vedere frammenti di Umanità spicciola in un anticamera di ospedale, schegge di vita che ti rappacificano il cuore, ed intanto fuori i fiori……

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