San Trifone

Abitando a pochi chilometri da Adelfia ho da sempre sentito parlare di questa festa che cade a metà novembre, negli anni giungevano fino a me i fuochi pomeridiani restando  incomprensibile il senso di essi, di giorno infatti ero convinta che non si percepisse nulla dei loro colori e ne rimanesse rumore e basta. Quel rumore però, da sempre, attraeva un numero spropositato di persone che addirittura si partivano da lontanissimo per ammirarli restando in una venerazione muta che però nei loro racconti era piena di fascino. E’ proprio vero che per apprezzare una cosa ci devi stare dentro e ieri  mi sono ficcata in mezzo alla festa, ho compreso che proprio una festa era dal numero incredibile di persone che la animavano, una marea umana fatta di palloncini attaccati a passeggini, bancarelle con ogni genere di delizia, musica neomelodica a palla, vino che camminava per chilometri sulle gambe di signori arrivati dal Salento che però talvolta avevano la cadenza Campana e poi della Basilicata e forse anche di Campobasso, insomma un concentrato di lingue che erano li a camminare trasportati dalla folla che irresistibilmente vagava gioiosa. Devo ammettere che al momento della processione mi aspettavo un immagine del Santo imponente vista la mole di persone che attira da sempre ed invece mi e’ apparso essenziale nella sua postura da soldato, ho immaginato le preghiere di tutti nel vederlo passare, a quel Rosario pronunciato insieme alla musica a squarciagola delle bancarelle, ho pensato a quel ragazzo che vendeva scarpe da ginnastica bianche buttate per terra quasi fossero fiori, ho avuto la percezione che San Trifone quest’ anno scendesse qua da noi  anche per lui e sono stata bene, bene davvero!

Commenti

Lascia un commento