Zio Tonino  l’altamurano

Quando zio Tonino varcava la soglia di casa dei miei la cosa che più mi colpiva erano le sue braccia che quando mi raggiungevano parevano immense e le gambe con le falcate dei suoi passi apparentemente un po’ scordinate ma che poi invece arrivavano subito alle persone per dispensare sorrisi, baci e saluti. Aveva un modo tutto suo di parlare con quell’ idioma della murgia tanto caro a papà che di Altamura aveva gli operai e si gioiva a sentirlo parlare quasi incantato. Quando papà andava a casa di zio Tonino amava farsi le chiacchiere, bere il bicchierino di liquore che zia Rosetta gli metteva subito in mano e diceva con zio Tonino i fatti stretti stretti che profumavano quasi sempre di polvere di calce, di fatica e di gioie insignificanti che faceva sembrare anche i piccoli traguardi come conquiste grandi ed incommensurabili. Papà da casa di zio Tonino non tornava mai a mani vuote, una manciata di rape, una bottiglia di buon primitivo, i carciofini appena messi sott’olio o le cartellate al vincotto di cotogne che zia Rosetta puntualmente preparava. Erano fratelli papà e zio Tonino sebbene per genetica uno era Armenise e Palmisano l’ altro possedevano quell’ alchimia strana ed innata che li teneva insieme,  vicini anche quando erano lontani, ognuno impegnato a combattere la propria vita con mille sfide. Papa ‘ e zio Tonino si sono appartenuti per molto tempo senza quasi saperlo, esseri speciali che portavano pantaloni da lavoro intrisi di valore e pazienza, da quest’oggi sono in cammino per ritrovarsi di nuovo e chissà iniziare a ridere di gusto senza avere mai smesso di cercarsi!

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