Autore: Isa Armenise

  • Angela

    C’e’ una cosa che mi accade spesso, dicono che sia un dono che qualcuno mi ha tramandato, sogno le persone morte. Accadeva così pure a mia nonna che al suo risveglio la mattina raccontava sempre i suoi sogni dando significati epici su cose che dovevano avvenire e che puntualmente capitavano e quindi questo dono me lo ha lasciato lei insieme a tanto altro. Prima succedeva che al mattino raccontassi tutto a mio marito che, tra il perplesso e lo stordimento del risveglio, ha sempre risposto: ” Mai che ti danno un numero buono pero’! ” Ho cominciato perciò a raccontare meno ma i morti stanno sempre lì ad abitare i miei sogni e così stanotte ho sognato Angela, la parrucchiera storica di mamma mia, lei era quella che mi faceva le pieghe impossibili la vigilia di ferragosto, era quella che mi faceva le pieghe indistruttibili, che mi faceva andare a tutte le feste con i capelli perfetti e che giungeva da noi con la sua borsa dei miracoli dalla quale tirava fuori pazienza e sorrisi , che rallentava le mie ansie e che mi faceva sentire bella ma bella davvero, addirittura direte voi, ma avreste dovuto vedere i miei capelli che arrivavano a sembrare una parrucca bellissima per svariati giorni. Angela stanotte stavamo a casa tua ” vecchia” , ti chiedevo di farmi i capelli, come si dice a Bari, e tu sorridente come sempre mi davi un appuntamento impossibile per accontentarmi, come facevi sempre, ed io me ne andavo via felice. Al risveglio mi sono vista  allo specchio ed ho capito, guardando i miei capelli, che tu non c’ eri più e che stavolta il sogno mi ha fatto svegliare felice,ora ti chiedo li’ dove stai tu fai una preghiera piccola per noi, io ogni tanto risento i tuoi audio che mi mettono di buonumore, sei stata brava, umile e generosa ed  io ti vorrò bene per sempre!💚

  • Isacompatibile

    Dicembre e’ arrivato a chiudere un anno pesante e certe volte insignificante, ho visto pochissimo il mare e tutte le poche volte che ci sono stata l’ ho assaporato senza affezionarmi, i giorni tutti uguali hanno preso piede in una Isa che col passare del tempo diventa sempre più ” compatibile”, detesto sempre più guidare, perdo le strade anche col navigatore e nei parcheggi ultimamente non trovo più la macchina. Perdo meno tempo al telefono e le persone preferisco incontrarle pure di fretta per vedere lo sguardo che respiro per ricaricarmi. Amo le poche amiche che mi sorreggono e che mi vengono in aiuto con le loro piccolo perle di saggezza, l’ espressino dopo la corsa, le strette di mano dopo la Novena alla Vergine Maria. Mia cugina Anna continua a scrivere alla fine di ogni suo messaggio ” ti voglio bene” ed io ogni volta che me lo scrive mi siedo comoda e me lo tengo così per qualche momento mi sento felice, calda, appagata come quando dopo la doccia ti interroghi sulle cose da fare quando la vita e’ stata buona con te. E poi c’e’ mamma con i suoi 80 anni più sette che sceglie ogni volta di festeggiare il suo compleanno ad Alberobello, e’ lei il mio valore aggiunto, lei e’ il mio sorriso, lei e’ le mie ripartenze, la mia lista della spesa sempre incompleta, lei e’ le mie passeggiate cariche di sorrisi con la voglia di salutare tutti, lei e’ la mia battuta sempre pronta, il sole che spunta sempre pure con le nuvole, il risveglio di primo mattino con le gambe che non ti sorreggono troppo, il gusto per le cose belle che non sono mai scontate. Scopro, narrando di lei, che e’ lei la vera Isacompatibile e che io cerco, in affanno, di provare a somigliarle. Devo fare l’ albero, mannaggia pure stavolta il Natale mi prende alla sprovvista, arriva sempre troppo presto!

  • Il penultimo giorno di novembre.

    “Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi e hanno freddo”           Presidente Eisenhower, aprile del ’53

    Ieri per la prima volta in vita mia ho assistito ad un concerto Rock, in realtà la giornata e’ cominciata prestissimo perché e’ iniziata la Novena alla Vergine e quindi  ero già predisposta all’ ascolto ed all’ attesa. Pioggia con un cielo di novembre grigio e carico di nubi, giri soliti, corse e strapazzi ai quali ormai ho fatto  l’ abitudine e poi in serata un concerto al Petruzzelli in veste di accompagnatrice. Ma  poi chi se lo aspettava un concerto così? In un’altra vita ascolterò solo musica rock, mi sono innamorata dei Pink Floyd nel giorno in cui mamma  compiva gli anni ed io nei giorni così rinasco e riparto ogni volta, edifico progetti per ogni Bellezza acquisita.💚              

  • 17 novembre

    Ci fosse stata nonna oggi avrebbe aspettato la sera per riscuotere i suoi baci di auguri felice felice nel suo foulard a fiorellini, avrebbe aspettato noialtri seduta sul letto di zia Carmela sotto l’ arazzo che troneggiava sul muro,  regalo prezioso dei suoi ” compari d’ anello ”  del giorno del suo matrimonio, ma lei purtroppo e’ andata via 20 anni fa esatti e da allora questo giorno e’ divenuto un giorno normale, semplice e senza particolari allegrezze. Quest’ anno e’ capitato di domenica e quindi la Messa di mattina presto, i ragazzi  Scout fuori la Chiesa che vendono calendari, la visita mattutina ai miei e poi una rapida rassegna al telefono, ho cercato i nomi dei miei contatti come il mio ed ho scritto frasi amabili e gioviali di auguri, ad ognuna una frase diversa, a chi poche parole ed a chi invece tante a seconda del peso che hanno sul mio cuore, non ho badato all’ eta,  ho scritto a tutte e poi mi sono messa le cuffie ed ho cercato l’ audio che avevo  salvato sulla vita di Santa Elisabetta d’ Ungheria, la Santa di oggi, costringendomi a riflettere sul fatto che Dio compie miracoli assurdi in certe persone a tal punto da farle arrivare a noi dopo secoli intatte con le loro storie che sembrano impossibili ma che invece ti toccano e ti fanno riflettere, io poi che di nome faccio Isabella e che invece, forse per devozione di nonna, mi ritrovo ad appartenere per un giorno alla vita di questa Santa terziaria Francescana, morta giovanissima che però nella sua brevissima Vita ha realizzato cose grandiose di Carita’ ed Amore per Dio e per il prossimo, oggi sono proprio felice, fuori c’ e’ il sole ed ho pensato che i nomi sono eredita’,  mi chiamo in un altro nome ma festeggio oggi, amo questa Santa e davvero la sento proprio mia!      Intanto il sole entra in casa e disegna le sue traiettorie, la giornata trascorre e mi fa sentire leggera, nonna sta qui vicino al cuore ed anzi oggi ho la sensazione che non deve essersene andata da molto, solo per oggi a festeggiare siamo io e lei !💚

  • San Trifone

    Abitando a pochi chilometri da Adelfia ho da sempre sentito parlare di questa festa che cade a metà novembre, negli anni giungevano fino a me i fuochi pomeridiani restando  incomprensibile il senso di essi, di giorno infatti ero convinta che non si percepisse nulla dei loro colori e ne rimanesse rumore e basta. Quel rumore però, da sempre, attraeva un numero spropositato di persone che addirittura si partivano da lontanissimo per ammirarli restando in una venerazione muta che però nei loro racconti era piena di fascino. E’ proprio vero che per apprezzare una cosa ci devi stare dentro e ieri  mi sono ficcata in mezzo alla festa, ho compreso che proprio una festa era dal numero incredibile di persone che la animavano, una marea umana fatta di palloncini attaccati a passeggini, bancarelle con ogni genere di delizia, musica neomelodica a palla, vino che camminava per chilometri sulle gambe di signori arrivati dal Salento che però talvolta avevano la cadenza Campana e poi della Basilicata e forse anche di Campobasso, insomma un concentrato di lingue che erano li a camminare trasportati dalla folla che irresistibilmente vagava gioiosa. Devo ammettere che al momento della processione mi aspettavo un immagine del Santo imponente vista la mole di persone che attira da sempre ed invece mi e’ apparso essenziale nella sua postura da soldato, ho immaginato le preghiere di tutti nel vederlo passare, a quel Rosario pronunciato insieme alla musica a squarciagola delle bancarelle, ho pensato a quel ragazzo che vendeva scarpe da ginnastica bianche buttate per terra quasi fossero fiori, ho avuto la percezione che San Trifone quest’ anno scendesse qua da noi  anche per lui e sono stata bene, bene davvero!

  • Giovanni

    Stamattina avevo i prelievi quindi  di corsa in ospedale, ho il numero 16 quindi mi sbrighero’ presto, non ho preso il caffè e perciò sto un po’ spenta, in sala d’ attesa incontro un amica e cominciamo a chiacchierare. Due figlie lei, due figli io ma i racconti sembrano identici, ci riconosciamo adesso meno ansiose rispetto a quando erano piccoli e sicuramente con  più saggezza nel volerli lasciare più liberi di scegliere e di sbagliare, insomma con la scusa di crescere i figli siamo cambiate noi, io almeno, sto cercando di scrollarmi di dosso quell’ innato senso di onnipotenza che i miei genitori mi avevano dato e quindi nulla dipende da me soprattutto le vite degli altri. Il tempo scorre e proprio davanti a noi una coppia con un bimbo piccolo nel passeggino,  sulle gambucce una copertina bianca con tanti pupazzetti colorati, il bimbo si agita gorgheggiando allegramente e così il papà lo prende in braccio. La  mamma  e’ bellissima, esile nella figura, un foulard fiorato in testa, sorride, il papà altissimo, giocherella col bimbo sulle ginocchia, il bimbo sorride con quei sobbalzi e così gli chiedo il nome ” Il suo nome e’ Giovanni ” mi dice sorridendo ” Che bel nome ” aggiungo io , così e’ partita una conversazione fatta essenzialmente di sorrisi ed il ragazzo leggendo un po’ di stupore sul mio viso per quel nome così importante per un bimbo di tre mesi ha aggiunto: ” Il mio papà adottivo si chiama Giovanni ” ed ecco allora l’ origine di quel nome antico e prezioso, loro nel frattempo continuavano a sorridere ed intanto un capannello di persone si era  raggruppato per ammirare il bimbo che parlottava in maniera insolita per la sua età, loro erano ” di colore ” e forse la Bellezza era proprio questo, vedere  frammenti di Umanità spicciola in un anticamera di ospedale, schegge di vita che ti rappacificano il cuore, ed intanto fuori i fiori……

  • Esercitarsi a scendere

    Difronte alla tragedia immane degli avvenimenti che purtroppo ogni minuto continuano ad accadere emerge su tutto una parola : ” Inadeguatezza” che parte da me ed arriva al più sperduto villaggio al confine del mondo.
    Non e’ facile reggere come se fosse una cosa normale i morti di ogni giorno, le lacrime dei bambini, il sangue copioso versato in mezzo alla polvere, non e’ facile esercitarsi al silenzio e sopportare di vedere tutto questo dolore a tutte le ore quasi che fosse una telenovela e non provare ad immaginare dove porta tutta quella sofferenza, il risentimento che ne scaturirà, se e quando tutto si placherà.
    Allora così ragionando mi tengo ” l’ inadeguatezza” come un antidoto ed ogni volta che penso di avere tutte le risposte a portata di mano riparto da lì, riparto dal fatto che forse l’ essere inadeguato fornisce la via d’ uscita al baratro della guerra, sentirsi inadeguato a tenere per l’ uno o per l’ altro, sentirsi inadeguato a giustificare i morti, sentirsi inadeguato a giudicare strategie, decisioni ed azioni.
    Sforzarsi nell’ arte del silenzio imparando da Lei stamattina a Capurso.

  • Nonno Michelangelo

    Si chiamava Michele ma per un vezzo avevano cominciato tutti a chiamarlo Michelangelo e lui si beava inorgoglito di questo nome, metà uomo e metà Angelo, che lo consegnava quasi ad una categoria di supereroi. Io e lui abbiamo sempre avuto una grande affinità ed io per lui stravedevo, nonno era altissimo, conservava i capelli neri e sapeva cucinare bene, aveva un vecchio Guzzi con il quale si accompagnava per le mattine in campagna e per piccole commissioni. Era del 1912 e come tutti gli uomini del suo tempo era un inguaribile maschilista e Dio in questo e’ stato magnanimo con lui avendogli regalato 5 figlie femmine ed 1 solo figlio maschio, viveva perciò il suo tempo attraversando le varie vicissitudini con un esercito di donne che si occupava di lui anche se, mi rendo conto, che ai suoi tempi la vita era davvero difficile. Isa da bambina amava nonno Michelangelo e ne era ricambiata, quando avevo la febbre, certe volte, correva subito per sincerarsi che le medicine le prendessi sul serio senza fare storie ed io facevo la parte frignando sotto le coperte per avere una sua carezza pesante sui miei capelli. Me lo ricordo arrivare col suo perenne fiatone da fumatore incallito, il giubbotto verdone ed i suoi sorrisi a muso stretto, ricordo il suo timbro di voce, le parole che mi diceva ed il vezzeggiativo con cui mi chiamava, ricordo il nome dei suoi amici dei quali mi raccontava vita, successi e dolori ed io bambina mi incantavo a sentire le sue storie. Mi raccontava della guerra, del suo primo lavoro con Orfeo Mazzitelli, del campanile della Chiesa Matrice che ha tirato su e di tante altre avventure, mi raccontava le cose severe che il mio cervello bambino trasformava in veri e propri incanti. Oggi che sono nonna comprendo l’ Amore che ci viene dato attraverso i nipoti, oggi che Dio mi ha dato il dono grande di avere Mattia comprendo quelle carezze pesanti date sulla testa quasi di nascosto, oggi che ho Mattia so con certezza che i nonni esistono per vegliare ed oggi, festa degli Angeli Custodi, il mio pensiero va a Nonno Saverio, Nonna Anna, nonna Sabbella ed a Nonno Michelangelo !💚

  • Flora

    Non so come sia iniziata questa cosa, ma andando a ritroso negli anni, qualcuno deve avermi raccontato che questa ragazza era stata compagna di scuola di mia sorella Annamaria. Ogni volta che la incontro cerco di ricordarmi come e’ capitato di avere questa informazione ed ogni volta io asciutta asciutta le chiedo sempre : ” Ma tu sei andata a scuola con Annamaria? ” Lei mi guarda stupita, sorride ed annuisce rassicurandomi ed ogni volta butta giù una frase, un consiglio o una piccola raccomandazione che mi lasciano contenta e felice di averla incontrata. Oggi qui tira un vento secco e sembra quasi stamattina che di colpo l’ Autunno abbia deciso di comparire portando persino un po’ di freddo ed io sono corsa per la spesa uscendo di casa leggera leggera, la intravedo che già mi sorride mi avvicino e mi stringe le mani : ” Ti devi mettere una giacca ” mi suggerisce nell’ orecchio ed io abbracciandola le dico che raramente mi capita di sentire freddo, così ci siamo dette due cose e ci siamo lasciate certe che il nostro passo si incrocerà di nuovo ed ogni volta che rivedo lei ho la sensazione bellissima di aver trovato un pezzo importante della mia Vita, dei miei affetti. Di Annamaria sto collezionando persone, foto e ricordi, mia cugina Nina, la sua cara amica Cesaria e le zie che con lei condividevano la quotidianità mi raccontano spesso ed i racconti sono pieni di Tenerezza anche se nella mia testa arrivano sempre  in bianco e nero io con il mio cuore li coloro tutti regalandogli il profumo di questa candelina che per una sola volta io e lei abbiamo spento insieme!💚

  • Il terzo giorno d’ Autunno

    Ieri sera per una serie di circostanze  sono andata da sola in ospedale, era un controllo tranquillo e perciò senza nessuna ansia durante il tragitto ho osservato cose, volti e persone trovando assonanze con un elemento che ci accomunava, mi sono interrogata sulla solitudine e di come si prende la vita delle persone assimilandola. Un vecchio solo parcheggiato in radiologia ha il viso stanco e tiene una mano tra i capelli quasi spettinandoli, ho  pensato a mio padre, alla sua caparbieta, più distante un bimbo piange a perdifiato senza che nessuno lo consoli, una signora in giacca bianca aspetta addormentata che qualcuno venga a prenderla, ha una grossa valigia che protegge con i piedi stretti ed intanto un signore fuma una sigaretta spenta e cammina nervosamente avanti e dietro. Tante facce, volti stanchi se non fosse che il medico che incontro ha un sacco di braccialetti colorati ed e’ gentile e forse certe volte la gentilezza neutralizza la solitudine, forse certe volte basterebbe solo un sorriso e qualche frase gentile a fare emergere tutto quel vuoto che pesantemente ci tiene a terra. Il bimbo intanto non piange più, esco fuori, attraverso le case e rientro a casa pensando che già siamo in Autunno, un gruppo di vecchie signore chiacchiera per strada, si fa così in Estate da noi usando la strada come salotto, si coprono i gradini con vecchi foulard e ci si siede, ho attraversato le case ed ho rivisto l’ Estate che quest’ anno non ho potuto respirare. La solitudine  riemerge quando e’ Autunno da tre giorni ed intanto sul mio terrazzo continua a nascere senza aver seminato, percezione questa di un Dono alto che Qualcuno ha preparato per me, succede così nella vita, inciampare nelle meraviglie disseminate ovunque. Giulio ha cominciato a suonare il piano e Mattia fa i suoi primi scarabocchi con i colori, ci sono 30 melograni maturi nel giardino di mamma e questa stagione, appena cominciata, sembra gia’ bellissima!