Cosebelle

  • …..e ciao a tutti!

    Quando l’ ho rivisto ho subito realizzato che questo sarebbe stato l’ incontro che mi avrebbe” cambiato” la vita, inizialmente e’ passato davanti ai miei occhi senza nessun significato ma poi subito e’ diventato Gardaland, la giostra delle Piramidi, il caldo di agosto, la birra bevuta in panchina, le risate, le code alle giostre, gli spettacoli, e papà che non si era portato un cappello ed aveva scelto questo ignaro del fatto che noi lo avremmo preso in giro per la stella di Che Guevara della quale si era innamorato. Sta sistemato adesso su un mobile molto importante per quanto e’ pieno zeppo di Santi, libri e grandi uomini ed al loro cospetto non sembra malandato. anzi, gareggia in beatitudine essendo poi diventato il cappello che papà metteva per i lavori semplici che svolgeva con pazienza e maestria ed ora che, promosso, sembra quasi sorridere così come faceva lui con la bocca tirata tutta da un lato. Quando sto triste mi guardo questa foto e mi rifugio in un posto che abito solo io animato da parole che stanno su strade che io percorro e che adesso non so prendere più, le vedo ma non riesco più a scriverle ed a raccontarle e d’ istinto mi viene da dirvi solo un grande GRAZIE a tutti ed ad ognuno di voi che vi siete seduti accanto a me per leggermi, e’ stato un bel viaggio che mi ha cambiata, nel mio TE DEUM da stasera ci siete proprio tutti! Ogni Bene a voi!

  • Ritrovarsi

    Quando un filo e’ saldo non si spezza e così con un caldo da 37 gradi e tanto sudore ci siamo avventurati in una serata panzerotti e risate con la consapevolezza che il cammino da fare era tantissimo, fatti arretrati e cose da dirci visto che da febbraio non assaporavamo la nostra gioia di stare insieme! Cercavamo un po’ di refrigerio che forse solo il canale di Pirro poteva assicurarci ma nulla, un vento leggero a tratti caldo aleggiava sui nostri calici di buon vino ed acqua frizzante e così a ruota libera abbiamo recuperato le nostre vite con resoconti piccoli ed essenziali, Roberta che e’ in Veneto, il viaggio imminente e bellissimo di Mimmo e Mariella e poi io sempre a coprire le frasi di tutti con cose frivole ed insignificanti sottolineando sempre però il mio amore per la Germania che in Puglia, a luglio, tra balle di fieno trulli e muretti a secco non ha proprio senso. Ci siamo detti molte cose sulle prossime vacanze, tipo che ci ritroveremo al ritorno a metà strada tra le nostre ansie e le nostre mancanze e nelle nostre giornate semivuote staremo lì a raccontarci di noi come se quel bellissimo filo,  teso e resistente, restasse testimone di questa amicizia! Dobbiamo raccontarlo quando qualcosa di bello accade, e ridere, si, dovremmo proprio!

  • Zio Tonino  l’altamurano

    Quando zio Tonino varcava la soglia di casa dei miei la cosa che più mi colpiva erano le sue braccia che quando mi raggiungevano parevano immense e le gambe con le falcate dei suoi passi apparentemente un po’ scordinate ma che poi invece arrivavano subito alle persone per dispensare sorrisi, baci e saluti. Aveva un modo tutto suo di parlare con quell’ idioma della murgia tanto caro a papà che di Altamura aveva gli operai e si gioiva a sentirlo parlare quasi incantato. Quando papà andava a casa di zio Tonino amava farsi le chiacchiere, bere il bicchierino di liquore che zia Rosetta gli metteva subito in mano e diceva con zio Tonino i fatti stretti stretti che profumavano quasi sempre di polvere di calce, di fatica e di gioie insignificanti che faceva sembrare anche i piccoli traguardi come conquiste grandi ed incommensurabili. Papà da casa di zio Tonino non tornava mai a mani vuote, una manciata di rape, una bottiglia di buon primitivo, i carciofini appena messi sott’olio o le cartellate al vincotto di cotogne che zia Rosetta puntualmente preparava. Erano fratelli papà e zio Tonino sebbene per genetica uno era Armenise e Palmisano l’ altro possedevano quell’ alchimia strana ed innata che li teneva insieme,  vicini anche quando erano lontani, ognuno impegnato a combattere la propria vita con mille sfide. Papa ‘ e zio Tonino si sono appartenuti per molto tempo senza quasi saperlo, esseri speciali che portavano pantaloni da lavoro intrisi di valore e pazienza, da quest’oggi sono in cammino per ritrovarsi di nuovo e chissà iniziare a ridere di gusto senza avere mai smesso di cercarsi!

  • Risalite

    Non ricordo precisamente chi avesse detto che le Cosebelle semplicemente accadono, capitano così in un pomeriggio d’ estate arrivato sornione messaggero di nuovi inizi preludio di Grandezza e responsabilità. La giornata e’ cominciata presto, Nunzio ed Anna l’ hanno inaugurata portando da mamma un cestone di frutti del loro campo, mamma li ha disposti sul tavolo per un po’  quasi per farli contemplare e poi  li ha divisi, come fa sempre, lasciando ad ognuno il suo pezzetto di bontà. Tira un leggero venticello, il melograno in giardino non ha portato frutti,   da quando papà e’ andato via e’ avanzato tantissimo spazio ed ognuno, a suo modo, ha cercato di riempirlo ma in tutti i modi mi sono resa conto che il melograno il suo dolore l’ ha tramutato in nostalgia e si e’ chiuso in una sorta di corazza di rami e foglie che racconta ogni giorno la tua assenza che e’ ogni giorno più evidente. Mamma oggi e’ nervosa, corre su e giù per il giardino fingendo di fare mille cose, non sa cosa mettersi alla cerimonia di oggi pomeriggio e sul letto ha composto 2 o 3 completi per scegliere quello più adatto, uno scuro, uno a pois ed uno color corallo, le scarpe col tacchetto, la borsetta in tinta per ognuno ed e’ riuscita ad infilarsi gli orecchini che non indossava da tanto, e’ in ansia davvero perché questo traguardo, meritato ed incommensurabile, lei non riesce a realizzarlo, rivede i passi e si sente felice anche se nel suo orologio manca un ingranaggio importante e nulla gira più come prima. Con la Panda di papa’ abbiamo tagliato in due la strada verso Castellana, ad attenderci tantissima gente, Michelangelo sarà a servizio di tutti con il suo nuovo incarico e la cosa che mamma ha apprezzato di questa bellissima celebrazione e’ stato il discorso del suo ragazzo e guardandomi stupita ha chiesto: ” Ma come fa a dire tutte queste parole ?” destando in noi tutti un sorriso stretto che ci e’ spuntato spontaneo, il Vescovo l’ ha abbracciata e lei facendosi piccola piccola e’ rimasta nel suo abbraccio. Michelangelo e’ mio fratello, il più piccolo di noi 3, ma si sa che la grandezza il più delle volte e’ inversamente proporzionale e combina cose strane e bizzarre, eh papà riguardo le foto e vedo che sorridiamo come te ed ogni volta che ci penso mi si scalda il cuore!💚

  • Cos’è il mio Natale.

    Per la prima volta, dopo tanto tempo, ho perso le parole e di colpo non sono più riuscita a scrivere, si, mi venivano fuori messaggi scarni e brevi  ma raccontare no, quello non sono più riuscita a farlo per una sorta di protezione ed una voglia di tenere tutto dentro ed imparare a gestire gioie e dolori mitigandoli insieme. Sono già due mesi e fermandomi a pensare dall’ alto dei miei 58 anni molti lutti negli anni hanno colpito la mia famiglia, ho perso i nonni che io amavo sopra ogni cosa, zii, amici cari e parenti, tanti, che io annoveravo nel mio elenco di supereroi ma non avevo assolutamente messo in conto di perdere papà che era ammalato da tempo ma che ai miei occhi appariva come un paziente con un potenziale di guarigione, anziano si ma non vecchio che quindi avrebbe affrontato le sue battaglie con medicine forti e risolutive per farlo continuare ad accompagnare il mio vivere con coraggio e determinazione. Invece no, la mia cometa si e’ spenta buttandomi di colpo giù dalla sua scia e così mi sono ritrovata a terra, tramortita dal tonfo e tutta dolorante ho cercato di rimettermi in piedi. Certo e’ che fa male tutto, ogni pezzettino visibile del mio corpo duole come se un esercito di soldati mi avesse menato per giorni, i pezzettini invisibili invece sanguinano, a più non posso, incomprensibili al mondo di fuori proprio perché invisibili…..                                        Così di punto in bianco mi ritrovo a piangere e sento di colpo freddo senza che nessuno possa fare nulla, piango e basta perché io davvero non avevo messo in conto di perdere mio padre, saremmo invecchiati insieme senza pensare che lui un po’ vecchio già lo era ma io lo guardavo e lo vestivo nelle sue molteplici trasformazioni con vestiti diversi che si adattavano alle sue diverse stagioni. Nessuno mi aveva avvertita che perdere un padre e’ una disfatta talmente grande da farti sentire sul ciglio di un burrone ogni volta che ti senti persa, nessuno mi aveva detto che era semplicemente vecchiaia la sua e che andava accompagnato ad accettare le cose difficili senza disperazione o rabbia, nessuno mi aveva avvisato che non servivano mille medici che tiravano giù elenchi di medicine che in realtà servivano soltanto a pareggiare portafogli già pieni ed a sollevarci dalla cosa più semplice che andava fatta: amare senza misura! Ho guardato questo Natale in maniera diversa, l’ ho spiato dal buco di una porta che non ho voglia di aprire, dietro quella porta ci sono io che non esisto più con tutte le cose che per comodità chiamo ricordi, fanno malissimo, e poi tutte quelle foto sul cellulare, i messaggi su wap dove a piccoli sorsi raccontavi i giorni che ora ti fanno male. Fuori da quella porta sono arrivate le feste, che strano, abbiamo fatto l’ albero e mi sono resa conto di non averlo manco guardato, ogni cosa ha cambiato forma e persino mamma di colpo mi sembra essere diventata di colpo più piccola, si e’ curvata su se stessa come se volesse proteggersi pure lei da questo gelo che ci e’ piovuto addosso. Natale fortunatamente e’ passato, se avessi letto a papà questi pensieri lui si sarebbe commosso riempiendo gli occhi suoi cervone di lacrime sagge e così , con questo pensiero, posso piangere pure io ed oggi, forse, mi sentirò meno sola……

  • Casa mia

    La casa dove abito io l’ hai costruita tu, e ne hai fatto le scale nel mese di dicembre col tuo operaio del cuore che aveva il tuo stesso nome e che veniva da Altamura per costruire seguendo i tratti dei Tuoi disegni.
    La casa dove abito io ha più piani e per ogni piano muri portanti, pilastri e porte che tu hai immaginato ed immaginandoli li hai costruiti con la forza delle rinunce che sapevano di  polvere di cemento e profumavano del tuo dopobarba, quello della domenica mattina quando ingannavi la festa con la fatica. La casa dove abito io ha una nicchia ed in quella nicchia c’ e’ del granito che tu hai tagliato per farne una cosa importante e trasformare un buco in un capolavoro.
    La casa dove abito io ha battiscopa tondi modellati dalle tue mani nelle sere d’ estate quando il riposo ti chiama ma tu non lo guardi e canti e sorridi impastando cemento e collante per fare tondo e poi chiamarlo tramezzo.
    La casa dove abito io ha un cuore, te ne accorgi che si respira Pace, che la sera pure se stai sola sola non ti senti sola mai, i muri sono amabili scrigni di racconti di risa e di favole e nei giorni d’ estate sembrano quasi respirare come avessero un anima stanca ma contenta.
    La casa dove abito io l’ hai costruita tu con i soldi spezzati per farli bastare e con il progetto di una famiglia felice per poterla riempire, la casa dove abito io e’ un po’ come la volevi tu, piccola da fuori ma grande dentro che chiunque la vede si meraviglia! 💚

  • Pochi giorni prima che tu te ne andassi era successo un fatto strano, avevo incontrato per strada un signore curioso che aveva subito attirato la mia attenzione. Non appena svoltato l’angolo me lo ero trovato di fronte sudato e molto affaticato con una bici malmessa che trascinava a fatica e camminavano entrambi con un passo cadenzato leggero leggero, ero incuriosita però dalla cassetta che quella bici trasportava, era scura ed in essa spiccavano i grani, grossi grossi di uva bianca, sui quali erano posati batuffoli profumatissimi di gigli rosa che attiravano sia per l’ aspetto che per  l’odore.
    Ne rimasi così catturata da bloccarmi in atteggiamento ossequioso per farlo passare e nello spartiacque dei miei 2 occhi riuscii a contenere la sua immagine fino a che non la vidi sparire quasi completamente. Rimasi incantata e tornata a casa, seduta sul divano, rimasi a pensare a tutta quell’ uva così ordinatamente poggiata ed a tutti quei fiori sconosciuti a me per genere e colore e tuttavia tenni con me quella immagine così tenera e profumata, di li a poco tu non avresti più camminato e subito dopo avresti smesso di mantenere le cose essenziali che ti riguardavano come per esempio metterti gli occhiali o la sera prima di dormire passarti tra i pochi capelli quel pettinino che maneggiavi rigorosamente con la mano sinistra perché tu papà come i calciatori di classe sapevi usare entrambe le mani in ossequio a quei talenti che il buon Dio ti aveva donato.
    Adesso ho compreso tutta quella Bellezza che avevo incrociato, era la spiegazione di ciò che hai rappresentato nelle nostre vite, un dono infinito che si e’ sempre spezzato moltiplicandosi senza mai rompersi. Sei sempre arrivato nonostante l’ ultima lentezza che però esattamente come quella montagna di fiori rosa posati in cima alla cassetta sono il monumento della tua infinita grandezza! Sei stata la cosa più bella che mai mi potesse capitare ! 💚

  • Pa’

    Ehi papà ho finito di svuotare la borsa dell’ ospedale, ho messo a lavare i pigiami, tolto il rasoio elettrico e riposto le tue medicine interrogandomi su cosa ne dovrò fare, ho posato  le ciabatte e cercato i Tuoi occhiali che non ho trovato. E’ stato tutto concentrato e veloce a tal punto che in quella borsa cercavo pure un po’ di motivazione a questa assenza, un qualcosa che mi lasciasse presagire che te ne stavi andando, ma nulla io non lo avevo compreso proprio. E così le trasfusioni, l’ emogas doloroso, i prelievi , le flebo, il catetere, mi hanno illusa che pure stavolta ci avresti camminato su a questo dolore cavalcandolo come hai fatto mille altre volte che dicevi a te ed a noi che non eri tu a stare male ma noi e che i medici servivano solo per raccontargli il tuo eterno strazio di essere invecchiato senza poter lavorare. Un respiro grande grande e sei andato via portandoti via tutti noi, un pezzo per ognuno, mi ricordo tutto di quegli attimi persino il cervone degli occhi che erano diventati piccoli piccoli e che stentavano ad aprirsi, ho risentito nelle orecchie il Padre Nostro con Padre Ciro che hai recitato insieme a lui senza togliergli gli occhi di dosso come fanno i bambini quando si aspettano una carezza, ricordo il bacio volante dato a Lorenza, l’ultimo, che profumava di sorriso e lo sguardo tenerissimo che hai indirizzato a mamma, si vedeva che era un addio ma abbiamo voluto sdrammatizzare e così abbiamo cristallizzato solo istanti di felicità mista a preoccupazione che noi ci facevamo bastare. E’ stato tutto veloce, troppo ed ora resta una grande domanda : ” Perché tra i papà del mondo a me e’ stato dato uno dei migliori?” Intanto novembre col suo carico di assenza e di dolore, ogni cosa ha preso un altra direzione, quando sento male adesso so che in questo dolore papà ci stai dentro tu!

  • Vecchia Bari

    Nelle giornate di pioggia come oggi mi capita sovente di fermarmi a pensare al sole che ha in qualche modo illuminato il mio percorso e così mi sono ricordata di sabato scorso, della mattina trascorsa in centro a Bari con gli amici germanici che prima di scendere a Lecce si sono fermati per una mezza giornata da trascorrere insieme. Usanza vuole che si percorra via Sparano per fare vedere il nostro ” salotto buono” per poi accedere, attraverso corso Vittorio Emanuele, alla piazza del Ferrarese e così attraversarla con la Vallisa che da’ le spalle ed il mare che fa capolino alla destra, gente da ogni strada, tavolini , ed ad un tratto bambini con mamme e maestre con 2 o 3 striscioni che inneggiano alla Palestina, gli striscioni sono coloratissimi e portati in processione come se fossero un sudario, gridano in silenzio i bambini ma stranamente in tutto quel caos si sentono e qualcuno di noi si abbandona ad un applauso che diventa tenero e commovente e così attraverso una viuzza approdiamo a piazza Mercantile  meravigliosa e lucente dove persino un panzerotto mangiato allegramente diventa un pranzo da incorniciare, la Basilica con la manna di San Nicola regalata ad Emanuele e poi la Cattedrale vestita di bianco dove abbiamo pregato in 5 seduti stretti  stretti, chiacchierando, per dire a Gesù, che era crocifisso davanti a noi, per dirGli che la nostra amicizia e’ vera e meravigliosa e che lo diciamo ad alta voce per esserne davvero convinti. poi Arco basso, orecchiette, Nunzia, motorini a destra e sinistra, panni stesi, colori, edicole votive e chianche lastricate col blu del lungomare, questa e’ la sintesi del nostro caldo sabato di ottobre nella mia città amante da sempre dei forestieri e che non si smentisce mai, Bari meh!

  • La Masseria Torricella

    Quando ieri siamo arrivati in Masseria, ad aspettarci c’ era Alessandro che dopo pochi convenevoli si e’ offerto di accompagnare Mattia a salutare gli animali della piccola fattoria che sono ospiti da sempre in questo posto fantastico immerso nella valle d’ Itria. Ale ha preso Mattia per mano spiegandogli, passo passo,  quanto avesse  piovuto il giorno precedente e quanto freddo fosse sceso all’ improvviso, si e’ avvicinato alle galline, ha chiamato la sua amica Faraona che subito e’ corsa a salutarlo. Di fianco a noi, seguendoci sin da subito , camminava gatto Silvestro subito raggiunto da un suo amico che di nome fa Biscotto , siamo giunti a salutare i pastori maremmani pure loro chiamati per nome e quindi amati per giungere poi  agli asinelli che mangiavano allegramente con un gregge di pecorelle bianche bianche che al nostro arrivo si sono prontamente raggruppate mettendosi quasi in posa, gli agnellini sono passati avanti mostrando il loro candore luminoso che li faceva sembrare ancora più belli. Raccontava Alessandro a Mattia che sono stati costretti a chiudere gli asinelli in un recinto perché quando erano liberi erano stati attaccati dai lupi che si sa non esistono solo nelle fiabe ma anche nei boschi che sono vicinissimi a noi, Mattia ha paura del lupo e così un po’ preoccupato ha proseguito il suo giro in fattoria giungendo ai maialini che tanto piccoli non erano e che si ruzzolavano davvero nel fango come raccontiamo noi, sono giganteschi ma hanno occhi piccoli e molto dolci, insomma erano curiosi davvero con quelle orecchie così vistose, Alessandro spiegava che la mucca non c’ era più, i cavalli invece galoppavano felici sul monte del Vento ed i coniglietti invece ci aspettavano vispi e variopinti suscitando la curiosità  di Mattia che davvero non voleva più andare via. Ultima tappa le tartarughe nella fontana con i pesci rossi talmente grandi che sembravano trote, Ale ha dato a Mattia una busta di gamberi per darne da mangiare alle tartarughe che manco a dirlo avevano un nome,  insomma la prospettiva cambia se si affidano le giornate alle spiegazioni dei bambini, si perché Alessandro ha 7 anni e Mattia 2 e mezzo, un mondo rovesciato il loro dove le spiegazioni sono semplici, ogni cosa ha un nome e ci si dà la mano e si cammina insieme!