Cosebelle

  • Un batuffolo tutto rosso

    Ormai i telegiornali si assomigliano tutti, le malefatte del governo, le partite, la guerra, ogni giorno sempre a ritmo incalzante  con la stessa cadenza ci vengono propinate  notizie sempre uguali e violenza e dolore sembrano essere sdoganate anzi l’ assuefazione ad esse ha creato una sorta di antidoto che ci permette quotidianamente di guardare ed andare oltre . I social agiscono allo stesso modo e così ieri mentre scorrevo il telefono un video, pochi istanti, un bimbo in lacrime piccolo piccolo mi cattura, ha gli occhi di Mattia anzi fa il verso di disperazione come lui quando ha sonno, il bimbo piange per fame o forse e’ ferito, gli mettono una garzina imbevuta sulla bocca, succhia ma non smette di piangere, sembra Gesù sulla croce quando grida che  ha sete, pare che abbiano dato pure a lui una spugna imbevuta d’ aceto, fa la stessa smorfia forse perché le persone soffrono tutte uguali specialmente i bambini poi ………Resto a guardare, il video e’ agghiacciante, una mano avvolge il bimbo  in una copertina rossa , voci , grida, sirene, cielo grigio, chissà perché poi il cielo di tutte le guerre e’ sempre grigio quasi che persino il sole smettesse all’ improvviso di scaldare, ripenso a quel bambino, a quel Mattia della Palestina uguale a tutti i disperati della terra ed oggi che a Lourdes si fa festa per la Vergine Maria io La prego per i bambini devastati dalla guerra, per i bambini che piangono per qualsiasi dolore, per i bambini affinché tornino a vivere nel sole!

    Ave Maria ❤️

  • Panna forever

    Ad un certo punto pareva che volessero cantare o perlomeno dirmi qualcosa e così con Sanremo già iniziato e con Mengoni my love ho realizzato che erano un segno . Stamattina nei 10 Km mattutini, più o meno, erano compresi i festeggiamenti per il compleanno di Stella che in realtà abbiamo trascinato da fine gennaio per il COVID e varie ricadute, la mattina presto fa freddo e gli anni rivendicano un po’ di cautele, ieri per esempio, a proposito di vecchiaia, ho incontrato al CUP del Di Venere una signora molto arzilla, aveva il numero prima del mio e perciò sedute una accanto all’ altra abbiamo scambiato qualche chiacchiera. ” Signora mia io ho il diabete” mi ha detto tutta costernata ed io ho aggiunto ” Lo tengo pure io “. Rincuorata molto da questa condivisione ha aggiunto ” Eeeee ma io ho la pressione “, incalzandola ho aggiunto ” Pure io signora, ipertesa pure io “. Allora mi ha guardata molto sollevata , io effettivamente ero leggermente più giovane ma ai suoi occhi sono apparsa simile a lei e così in questo raffronto di malattie non si e ‘ sentita sola ed anzi quasi incoraggiata
    ha cominciato a parlare di viaggi, delle cose che non ha ancora visto e che deve assolutamente visitare.
    Stamattina mi e’ venuta in mente lei e così ho pensato che pure io devo assolutamente visitare Lisbona !

  • L’ Orchidea di zia

    La mia famiglia e’ stata toccata negli anni da grandissime tragedie che hanno segnato profondamente le vite di tutti , ultima fra tutte la tragedia di zia Gina che se n’è andata a giugno in una caldissima domenica nel giorno di San Luigi. Ora vi voglio raccontare un fatto davvero strano, mamma coltiva orchidee da sempre e ci riesce solo lei, le divide, le reinvasa, le regala insomma distribuendole a seconda delle sue simpatie, orbene tutte le volte che zia veniva da mamma si incantava allo sguardo delle sue orchidee, mamma dal suo canto le aveva promesso una bella pianta che in realtà aveva preparato ma che poi non ha fatto in tempo a darle, purtroppo…….
    La vita continua si sa e si deve per forza ripartire dopo certe batoste e così la pianta lo scorso anno ha preso la via per Cellamare posizionata sul balcone di zia in mezzo ai suoi gigli ed alle sue begonie color di rosa ma aimé e’ rimasta muta per un anno intero quasi che volesse continuare a raccontare l’ eterno dolore che si portava dentro ed allora e’ stata riportata in giardino da mamma ed ecco allora il miracolo, l’ orchidea ha ricominciato a fiorire, improvvisamente, quasi che volesse riprendere quel discorso lasciato a metà.
    L’ ho preso come un segno, guardandola me la ricorda e ricordandola la tiene qui con noi e quando sboccerà finalmente sarà la spiegazione perfetta della parola Speranza, mamma e’ il tramite di questo piccolo miracolo che mi serve a comprendere che nel cuore di chi sta qua resta sempre un pezzetto di chi sta altrove!

  • Sostare e domandare

    Mi e’ capitato tantissime volte di andare in Basilica a Bari a ” cercare ” San Nicola e tutte le volte ho avuto la sensazione di ritrovarmi, se pure persa nella grandezza del luogo, ritrovarmi dicevo in un grandissimo abbraccio accogliente. Ieri sera, complice il freddo, non vi era tantissima gente ed ho avuto la sensazione di essere attesa, di certo a parole non so spiegare questa cosa ma scesa nella cripta, il silenzio, il profumo delle candele amplificava la percezione bellissima di pace. Era infatti il primo giovedì del mese e perciò veniva celebrata la ” messa dei miracoli ” dove si va per domandare cose piccole e grandi senza contenersi perché sai gia’ che qualcuno ti ascolta. Certe volte io credo che i Santi stiano lì presso Dio a ripetere infinite volte il nome nostro fino ad essere ascoltati. Ecco così mi sembrava San Nicola ieri sera, in ascolto, ed e’ stata una sensazione netta e bellissima perche’ quando sai che qualcuno ti guarda il cuore riposa e quando riposa mostra il lato più bello ed allora domanda, per se ‘ e per i suoi cari, e così facendo un po’ alla volta si chiede per tutti e quasi in estensione si può arrivare a coprire il mondo intero! Credo che la preghiera certe volte sia’ un riverbero ……

  • ” E quindi uscimmo a rivedere le stelle”. (Dante )

    Sono capitate tante cose questa settimana, tra tutte la più bella e’ stata quella di aver assistito allo spettacolo meraviglioso nelle grotte di Castellana ” Hell in the Cave ” regalo di natale del sapiente Francy che ci siamo andati a riscuotere in una gelida domenica di gennaio . Lo spettacolo dovrebbero vederlo tutti perché credo che abbia descritto bene il desiderio del sommo poeta nella rappresentazione dell’ Inferno, ovunque anime di dannati che ti giravano attorno con urla terrificanti, abiti, trucco e musiche dirompenti uno scenario insomma che ti faceva essere in simbiosi con i personaggi e con l’ ambiente che li ospitava tale da farti sentire un protagonista di quelle scene.. Ho provato un tale disgusto per quelle storie che pure avevo studiato a liceo da candidarmi ad un mite Purgatorio laddove fosse possibile e quindi cominciare a lavorarci su. Così mentre Beatrice usciva a” riveder le stelle” io mi ribeccavo il covid e nel mio quartiere iniziava la raccolta differenziata, cose distinte e diverse che dette così sembrano scollegate ma messe insieme hanno un senso . Lungamente preannunciata sui social, la differenziata, era stata presentata come una cosa titanica, insormontabile, difficile e complessa da realizzare ed io afflitta dal covid mi vedevo disarmata ad affrontare pure questa battaglia salvo poi comprendere che tutto l’ universo lavora per la nostra felicità e quindi e’ stato facile capire dinamiche e sviluppi di questa nuova sfida che serve sicuramente a migliorarci tutti e mentre io mi dibattevo con l’ opuscolo in mano a classificare gli alimenti mia madre aveva già diviso pattumelle, buste ed adesivi semplificando ogni cosa! La chiamano la saggezza della terza eta’ io credo invece che lei mi sia effettivamente da sempre un passo avanti e semplifica la vita spezzettandola in bocconi piccoli. Oggi mi sento come Beatrice che attende di passare attraverso la voragine ed entrare finalmente nel mondo contrario dei ” negativi” ma per ora mi godo ancora un po’ della mia positività!

  • I cristalli di malva

    ( ricordi )

    Quando era inverno a casa di nonna Sabbella non c’ era il riscaldamento, vi era una cucinetta nel sottano che dava in un piccolo cortile, la cucinetta era senza porta, era proprio così, pensata per essere aperta chissà poi perche’.
    Nonna però aveva varie tipologie di tende che cambiava con grande civetteria ogni volta che vi era una ricorrenza.
    D’ inverno metteva una tenda fatta all’ uncinetto lavorata a ” doppio ” diceva lei, realizzata dalla sua commara di fede ( testimone di nozze), io da piccola più volte ci avevo infilato le dita e spesso mi divertivo a farla diventare un mantello dondolandomi, la tenda era di cotone ma stranamente faceva da barriera e d’ inverno col vecchio braciere ed un fuoco alla “monachina ” che era nell’ angolo si stava caldi.
    Ora che io ci penso, non credo di aver sentito mai freddo quando io pranzavo li e non so perché stamattina con la campagna tutta gelata mi e’ venuta in mente quella cucinetta senza porta dove per un pezzo della mia esistenza sono stata al caldo, o meglio ho attraversato gli inverni senza sentire freddo.
    Il gelo certe volte e’soltanto uno stato d’ animo e la malva che stamattina era ritta e gelata mi raccontava di resistenze, le mie, le vostre ed un po’ forse quelle di tutti……

  • Ricchezze

    La settimana trascorsa non e’ stata niente male, c’ e’ stata una pizza con i cugini che già di per se’ costituisce un evento, eravamo in 22 molto disorganizzati più che altro perché il posto, la pizzeria, ha allestito un tavolo impegnativo tipo G20 per essere più precisa e la cosa ci ha un po’ impedito di sentirci liberi, e’ stato bello però perché un incontro così non accadeva da diverso tempo e rivedersi e’ sempre come riscoprire una parte di te che non ricordavi e ti accorgi di essere sorpresa e grata. Sulla strada dove cammino io, stamattina, un gatto beveva ad una pozzanghera, scappava sempre al mio arrivo ma stamattina no, e’ rimasto immobile al mio passaggio ed io questa cosa l’ ho presa come un saluto, ognuno nel mio mondo rimane cristallizzato nel suo divenire, i passeri si affrettano a cantare e la mimosa e’ già gonfia di desiderio, aspetta febbraio e poi marzo per consegnare alla primavera la sua promessa. La notte trascorsa ho vegliato il sonno di mio padre, mi sono rivista nelle sue nottate di quando eravamo piccoli noi e febbricitanti ci addormentavamo sapendolo sveglio attaccato a noi e non vi era medicina o sciroppo che lui non assaggiasse per invogliarci a prenderlo, una volta ha bevuto persino le gocce per il mal d’ orecchio di mio fratello Rino, che ridere allora, che tenerezza adesso. Insomma, sono ricca e lo dimentico spesso ed allora scrivere fissa la contentezza ed io credo proprio che questa sia la mia terapia, Mattia intanto ha iniziato a gattonare……meraviglia!

  • Chiara d’Assisi

    Le ristrutturazioni dicono essere talvolta come degli incendi, dopo, infatti lo scenario cambia e decidi di tenerti solo alcune cose ed altre restano riposte in scatoloni che forse un giorno riaprirai . Così io ho ancora scatoloni silenziosi che non reclamano nulla, stanno lì con le loro cose poco necessarie ed ogni volta fingo di ricordarmi il contenuto, lo esamino con i ricordi e lo lascio riposare. Accade che nei giorni scorsi mi e’ capitato per caso un libro che avevo preso l’ ultima volta che sono stata ad Assisi, di quel libro mi sono ricordata tutto, gli amici cari che erano con me , le mani che me lo hanno dato , gli incontri che ho fatto, il silenzio del luogo nonostante la marcia delle persone in fila, ho cominciato a leggerlo pensando e ripensando al motivo che mi aveva incoraggiato a farlo ma soprattutto mi chiedevo come mai fosse rimasto così a lungo inascoltato, non letto insomma ed intanto la vita scorre normale, piccole rivoluzioni, mia cugina arriva dall’ America ma nulla che faccia presagire altre buone novelle. Ho considerato che ogni volta che io cerco di intercettare le vite dei Santi a Loro faccio sempre la stessa domanda : ” La Pace”, quella mia soprattutto, che parta da me ed arrivi come un riverbero fino all’ ultimo uomo del mondo, che tacciano le cause, finiscano le guerre, si silenzino le cattiverie insomma. Ieri ho avuto la mia risposta, una specie di risoluzione che spegne gli animi della gente cattiva, ed ho capito che i Santi ti accompagnano per chiedere ad alta voce al buon Dio le cose che tu non hai la forza di domandare più.. Grazie Chiara, stamattina il profumo dei fiori copriva persino il vuoto del buio, il libro parlava di Te che pure stavolta hai parlato all’ Altissimo del mio cammino difficile e Lui, stavolta, credo davvero che Ti abbia ascoltata!

  • 86 Inverni

    Ora che ci penso essendo nato a gennaio papà ha affrontato 86 inverni e nonostante io mi sforzi, da un po’ di tempo non mi ricordo come “era” mio padre. Certo mi ricordo la fisicità, infondo pure adesso possiede le fattezze degli anni passati, ma per una strana congettura più e’ diventato fragile e più io ho iniziato a “dimenticare”; troppo presa, forse, da quello strano meccanismo che ci protegge dalle batoste della vita e ci aiuta a rimuovere, eliminare, per sanare forse una quotidianità che non sempre ti fa sorridere. Allora mi servono i ” vecchi amici”, quelli che hanno percorso un tratto di strada insieme a lui che mi aiutino a ricordare e stamattina col gelo delle 8 serviva Vito che chiedendomi di mio padre mi raccontasse in piccolissimi fotogrammi l’essenza di questo uomo tutto sacrifici e lavoro che lo ha accolto nel suo team facendolo sentire valido ed abile e dal quale ha appreso l’ arte di costruire, vite, case e palazzi……. Mi ha detto “vita” e forse la vita l’ ha insegnata pure a me, con quel suo ostinato senso del dovere, con il suo smodato uso della gratitudine, con la sua ostinata abitudine di voler contraccambiare, con il desiderio di sentirsi sempre responsabile per tutti, per la disponibiltà, per l’ ossessione del servizio agli altri e per il suo ossessivo senso di essere utile. Me lo ha fatto ricordare per un momento ora che lui nella sua vecchiaia ogni giorno confonde le carte per non mostrare ciò che e’ realmente ed intanto tace, ascolta ed impartisce la lezione più difficile da imparare : ” La vecchiaia rende tutti bambini” che detta così sembra quasi una favola……

  • Un nodo al fazzoletto

    Ho deciso da oggi di farmi un nodo al fazzoletto per ogni cosa rivoluzionaria che mi accade durante la giornata, come faceva mia nonna quando si doveva ricordare le cose importanti che comunque lei non si scordava mai. Ero in coda al laboratorio analisi stamattina, coda lunga, 2 sportelli, io sguardo perso sui vecchi cartelli emergenza covid ed affianco nella coda parallela un nonnetto che doveva ritirare analisi nonostante mancasse ancora un ora per la consegna dei referti fissata per le 10,30. Inevitabilmente ascolto, mi piace la sua voce e mentre lui guadagna lo sportello io lo seguo con lo sguardo, chiama la signora allo sportello “dottoressa” pensandola un medico e lei intenerita per questa cosa cerca di accontentarlo. “Ecco i suoi esami ” gli dice l’ impiegata e lui : ” Grazie dottoressa me li può leggere gli esami , sono buoni ?” L’ impiegata fa una smorfia , si guarda attorno e lo accontenta, apre la busta velocemente e commenta con lui i risultati delle analisi. Per non sembrare troppo invadente io avevo distolto lo sguardo però avevo continuato ad ascoltare ed alla fine la signora ha congedato il nonnetto suggerendogli di rivolgersi al suo medico e che probabilmente la cura andava aggiustata ma e’ stata gentile ed il signore ringraziandola con numerosi inchini con la testa e mani giunte si e’ allontanato con cuore leggero. Come si chiama questa? Buona sanità credo, fa graduatoria tutta questa gentilezza data stamattina a cuore leggero da questa signora che io non conosco ma che avrei abbracciato se non ci fosse stato il vetro. Merita un nodo al fazzoletto, e ne farò uno ogni volta che ci sarà una buona azione tanto ho il comò pieno di fazzoletti che mio marito ha ricevuto come dote quando ci siamo sposati, si può fare, ed intanto sulla strada i fiori …….