Cosebelle

  • Zianannina💚

    Con il passare degli anni diventa impossibile che qualcuno a te caro non  vada via e così ogni volta che succede e’ come se tu perdessi  un pezzettino di te, una parte segreta che talvolta solo tu conosci e che va via per sempre portandosi dietro ricordi, frasi, fotogrammi di una vita, la tua, che a posteriori ti sembra bella ed adesso con questa mancanza muta di nuovo. Ora che ci penso da piccola  mi aveva insegnato a cucire, avevamo  fatto insieme del campeggio serio,  ed ammirando il suo esagerato buon gusto ho imparato ad abbinare i colori, era di 3 anni più piccola di mamma e mi divertivo a vederle discutere con leggiadria ed acutezza talvolta ossessive, insieme bucavano  la scena anche se non sempre era idillio tra loro  e quando ridevano di gusto pareva quasi che piangessero. Esattamente stamattina un altro pezzettino di me  si e’ staccato, mi tengo con me quel ” ti voglio bene “sussurrato tra i banchi della chiesa il giorno del battesimo di Giorgio, e’ stato l’ unico, diciamocelo più spesso, e’ urgente l’ amore in questa vita ! Vorrei saperti finalmente felice zia…..

  • Il Giovedì Santo

    Non appena si svolta l’ angolo della stradina che costeggia la ferrovia arriva un profumo dolcissimo di fresie, rose e gladioli variopinti, filari lunghissimi di fiori che si stendono fin sotto la vigna che di questi tempi si risveglia per la primavera, un colpo d’ occhio che alle 6 di mattino sono un toccasana per la giornata che inizia. Davanti a questo campo ci passiamo ogni giorno solo che adesso che i fiori sono tutti sbocciati non si riesce a contenerli tutti con lo sguardo e perciò si procede con piccolissimi fotogrammi come piccoli tasselli e dopo la pioggia di ieri sera una bellissima rosa lilla e’ sbocciata e,  mi chiedevo  davanti a questo spettacolo, che mondo troverà al suo risveglio? Sulla strada una piccola fattoria con coniglietti appena nati che sgambettano sicuri, sembrano felici, poco lontano 2 agnellini attendono il latte e noi ci fermiamo incantate ad ammirarli, gli abbiamo dato un nome e quindi ci appartengono già,  un saluto amorevole e la nostra corsa prosegue, sul tragitto ovunque facce amiche di gente che e’ diventata famigliare, amici, sorrisi e tante parole che il vento sorregge. Arrivati a Capurso ci accolgono le chiese aperte con gli altari addobbati per la Reposizione, profumano d’ incenso ed alcune hanno le pareti un po’ scrostate  ma sono di una Bellezza antica che toglie il fiato, lo sguardo si perde tra Madonne col Bambino e Santi benedicenti, una preghiera ed un selfie di rito che per noi e’ consuetudine, oggi e’ il giorno in cui si fa memoria dell’ ultima Cena di Gesù e tutti questi altari che ci hanno accolto oggi sembravano davvero  che ci aspettassero, silenziosi, parevano che raccontassero le storie degli antichi, ed in tutto quel silenzio mi sono sentita in solitudine  immersa in un mistero più grande di me che si porta dentro il miracolo della Fede che pur nella piccolezza ti salva. Così con la gioia nel cuore si torna a casa, domani Gesù andrà in croce e quest’ anno col mondo che va a  rotoli di  croci ne abbiamo viste a bizzeffe, ora silenzio e preghiera, resta grande solo l’ Amore!

  • Cosa guardi che io non vedo?

    Mi capita spessissimo di  osservare mio padre nelle sue lunghe giornate e talvolta vedo che  sono tante  le cose che lui non dice  assemblandole ordinatamente nei suoi silenzi, vedo la sua stanchezza e percepisco i suoi piccoli dolori che lui muto nasconde con gli occhi verdi suoi che tiene quasi sempre bassi. A sue spese ho realizzato che non sempre e’ un bene mostrarsi forti e che talvolta la fragilità può essere una corazza che ti fa superare le cose pesanti, lui invece continua imperterrito a fare memoria della sua forza, continua a dirsi operativo ed il più delle volte si professa invincibile quasi che la narrazione della sua condizione fosse più dolorosa degli acciacchi della vecchiaia stessa e nel ” suo mondo”  si vede sempre operativo quasi come se il tempo non fosse mai passato. Oggi nel giorno che festeggia i padri cercherò di mettermi accanto al mio e cercare di guardare come fa lui e vedere nella sua direzione cercando a questo punto della sua vita di portare il suo sguardo verso il mio e fargli capire che essere piccoli e disorientati talvolta aiuta, che non serve assomigliare ai padri a quello ci pensa la genetica, serve ogni giorno cominciare da capo e questa cosa e’ davvero difficile! In questa foto recente papà e’ felice in una casa nuova e bellissima e guarda in lontananza un ponte in un parco che lui ha costruito, la sua maestria continua  ad essere il collante che tiene in piedi la  sua vita,  che rimane sempre , ora più che mai, ponti e palazzi !

  • Tulipani

    Il giorno dopo la festa della donna io e mamma a pomeriggio abbiamo organizzato una fuga, in realtà era da tanto che volevamo andare in un posto ma il tempo ci e’ sempre mancato prese come siamo a  fare e disfare le cose normali e strane di ogni giorno. Vi devo raccontare un fatto,  nonno Michelangelo aveva ereditato un campo da suo padre Giovanni, una campagna appena fuori Carbonara vicino al “primo ponte”, io ci sono cresciuta in quella campagna e poi appena presa la patente accompagnavo nonna a prendere le nespole che nascevano copiose su di un alberello a ridosso di un filare di tufo appoggiato ad una vecchia torre. La campagna  era estesa, vi  era una bracciata  di ulivi all’ ingresso e un traliccio dell’ alta tensione ne aveva abbruttito la parte centrale quasi violandola. Conoscevo tutte le storie dei proprietari dei campi lì vicino, molti proprietari erano cugini del nonno appartenevano tutti alla famiglia ” du Carrire ” e nonno  di ritorno dalla campagna,  durante i pranzi,  ne parlava sempre con dovizia di particolari, conoscevo i saprannomi di tutti ,   ed ogni campagna quindi possedeva una fama , una storia ed una discendenza e quei luoghi a me erano davvero familiari. Quella terra e’ ancora nostra, appartiene ai miei zii e pertanto la sento mia ed anzi me  lo rivedo  ancora nonno col suo Guzzi e giubbotto verde sfrecciare per quelle stradine di campagna col secchio poggiato dietro pieno di primizie, le pere del Carmine, i melograni, l’ uva quella da vino che a tavola non si mangiava ma che lui portava avvolta nel fazzoletto e distribuiva come una reliquia, mi pare di sentire ancora la sua voce, mi capita spesso ultimamente ! Vicino questo campo stanno progettando un campo di tulipani, un posto colorato insomma che faccia ritrovare profumo e fantasia a tutti e quindi incuriositi abbiamo deciso di andare a vedere. Lo scenario e’ un po’ cambiato, ora da quelle parti sorge una ferrovia sopraelevata e quindi il grigio del cemento sovrasta tutto, le strade sono mutate  ed i campi hanno perso la loro identità e  mamma facendo spallucce ha detto : ” chissà adesso  tutte queste terre di chi sono ” ma poi  quando ha rivisto la vecchia Torre  giu’ un mare di ricordi e racconti e non so come ci siamo trovate a lungomare con un gelato in mano, al bacio per lei ed  immancabilmente alla liquirizia per me, i tulipani non sono ancora sbocciati ma vuoi mettere le storie fitte fitte che ci siamo dette?

  • Il 6 di Marzo

    Da qualche tempo io ed Anna abbiamo inaugurato un modo strano di sentirci, visto che entrambe abbiamo mille cose da fare nelle ore più disparate abbiamo inaugurato una pratica comune forse non a molti, il pomeriggio, generalmente alla controra mettiamo su la moka e quando il caffè affiora gorgheggiando parte il fatidico messaggio ” ci sei ?”, così comodamente seduta al divano sorseggio il mio orribile caffè, che però io adoro tanto, conversando amabilmente con Anna. Arriviamo a dirci di tutto, dal gossip alla politica per poi finire, dopo una rapida carrellata sui figli, finire a parlare di quel filo impercettibile e prezioso che ci lega rendendoci uguali in molte cose fatta eccezione per la Bellezza e la precisione, Anna infatti e’ stilosa ed io in questo non le assomiglio, capelli sempre in piega ed inoltre sa sempre cosa fare ed io l’ ascolterei per ore, effettivamente le nostre telefonate durano ore ma questa cosa per me e’ diventata vitale ora che tutti portano fretta e ti concedono al massimo uno scarno messaggio, Anna mi rincuora, mi incoraggia e mi sprona, e per nulla al mondo rinuncerei a lei. Dimenticavo, Anna e’ mia cugina, porta il nome di mia nonna paterna e c’ e’ una Anna per ogni figlio, sono 8 in tutto ed ognuna di loro  mi vuole bene e mi appartiene, ma la Anna del caffè mi salva e le mie mimose vanno a  lei perché certe persone non ti fanno sentire mai sola pure quando ti dicono  ” noi  siamo uguali ! ”  e tu finisci col crederci . Tra le destinatarie delle mie mimose c’ e’ anche Annuccia,  pure lei  cugina da parte di padre  che condivide con me pesi e tenerezza salvo poi urlarmi prima di mettere giù il telefono ” ehi lo sai che ti voglio bene? ” ed io così  rinasco  tutte le volte!  Di  Annuccia vi parlerò un altra volta ora mi basta che le arrivino i fiori fino a Pulsano, lei sta sempre a guardarmi il mare e vuoi mettere di questi tempi una cugina che ti cattura le onde?

  • Certe croci……

    E’ piovuto tanto questi giorni, una pioggia tanto attesa che però lascia sempre tanta malinconia e della pioggia essenzialmente  e’ bello il sole che arriva dopo, stamattina facevo questa considerazione dopo aver incontrato questo mandorlo fiorito. L’ albero aveva ai piedi un tappeto di fiori ed anzi sembrava rovesciato giacche’ i fiori partivano dal basso ed arrivavano  fino in cima. Ho realizzato che la pioggia ha  staccato i petali facendoli precipitare e così era tutto colore, tutto profumo come diventano certe vite durante la pioggia pesante che arriva nelle esistenze di noi tutti. Da qualche tempo faccio sempre le stesse cose, considero talvolta le mie giornate di una povertà disarmante e se tenessi  un agenda annnovererei su  di essa due o tre impegni, sempre gli stessi, che però mi segnano quasi come se avessi la responsabilità di una nazione ed anzi mi danno l’ impressione di fare grandi cose ma di rimanere in un certo qual modo sempre al punto di partenza e vivo al rallenty una serie interminabile di disfatte. Il pensiero al  mandorlo mi e’ tornato stasera quando al centro anziani dove sta zia ho incontrato una signora esile nei lineamenti, garbata e ben vestita tanto che ho fatto fatica a capire se fosse un ospite o una visitatrice. La signora aveva una gonna grigia di bella fattura con una piega sul davanti che mascherava la sua magrezza, un maglioncino rosso con i riporti color di rosa e bottoni dorati, scarpe tipo ballerina, un orologino nero al polso e capelli corti bianchi ma curati. Faceva su e giù per il corridoio, era a braccetto ad un’ infermiera e dopo un po’ che l’ ho vista passare e ripassare ho posto attenzione ed ho compreso che la signora cercava disperatamente sua figlia, l’ attendeva per ritornare a casa per cena e quando ha realizzato che non sarebbe più venuta ha detto : ” Lei non mangia mai senza di me.” Quando sono andata via ho pensato a quel mandorlo, l’ ho vista uguale, spogliata  esattamente come lui ma elegante, di una compostezza senza eguali. Ieri Giorgio ha partecipato alla Via Crucis dei bambini ed ad un certo punto, quando ad  una stazione ha portato la Croce, mi ha detto: ” Zia quanto male mi fanno le braccia !” Certe croci sono pesanti proprio e  grazie al Cielo che fioriscono i mandorli!

  • Nostra Signora di Lourdes se puoi prega per noi.

    Oggi pomeriggio c’ e’ stato un incontro bellissimo all’ Oncologico di Bari , l’ immagine della Madonna  di Lourdes ha sostato per mezza giornata in questo luogo di sofferenza e di cura,  io ero venuta a conoscenza  tempo fa di questo appuntamento ma come tutte le cose che mi appartengono era caduto in quel cassetto dei ” poi vediamo”.   Da  un po’ le mie amiche della corsa mattutina stanno diventando importanti, Stella  quasi un braccio destro e così oggi siamo andate organizzandoci  quasi come fosse una   specie di pellegrinaggio. In realtà io a casa mia ho una immagine della Madonna presa a Lourdes nel 2015, uguale all’ originale della grotta tante’ che la sera prima di dormire mi accerto di un lume per la notte che  non La faccia stare al buio e dopo una velocissima Ave Maria salgo le scale con la sensazione di aver lasciato una persona di famiglia a vegliare il nostro sonno. Giunte in ospedale un ampio salone affollatissimo era allestito per il Rosario, ovunque dame e volontari ed una folla interminabile di persone in fila composte e silenziose ed infine, un po’ distante, Aquero’ ( la signora) pareva quasi aspettarmi ed io una volta arrivata davanti mi sono messa di fianco e ci sono rimasta un po,  pochissimo penso,  anche se a me sono sembrati attimi interminabili, le ho detto alcune cose quasi all’ orecchio, due  o tre cose, che da un po’ sono sempre le stesse e poi ho cercato un posto nella sala facendomi spazio tra la folla.  Ho continuato a guardarLa per tutto il tempo, era esattamente difronte a me e mi continuavo a dire che forse le cose che Le avevo sussurrato dovevo dirgliele meglio, argomentare in maniera più completa magari facendo un rapido resoconto con me stessa per capire se Le avevo detto proprio tutto, ma poi , quando se n’ e’ andata ho capito che pure questa volta mi stava ascoltando ed anzi mi stava proprio aspettando e vederLa andare via e’ stato un altro arrivederci, credo che oggi per Grazia ho assistito ad un altro miracolo di Maria che quando scende quaggiù parla a noi con le parole di Lassù !

  • 24 e 32

    Man mano che gli anni passano mi  comincio ad interrogare e rivedo la  vita da mille prospettive diverse, riavvolgo il nastro e mi rivedo in certe scene, rivedo i colori, i vestiti, le voci e persino gli umori. Penso da un po’ che i miei ragazzi siano un dono ed anzi certe volte questa cosa la dico a voce alta e come tutti i doni arrivano per migliorarti, per darti la possibilità di essere un altra persona perché insieme a loro appari persino più ricca e se quando erano piccoli hai avuto  la sensazione netta di condurre un gioco in cui le pedine le gestivi tu adesso cominci a capire che non e’ proprio così perché i figli ti spostano il baricentro con quel loro modo di voler camminare con le loro gambe e basta. Ecco, ora per me, essere madre rappresenta un banco di scuola perenne dove io siedo per imparare lezioni difficili da mandare giù talvolta, perché sto imparando, ad esempio, l’ arte del silenzio che e’ cosa difficilissima per me ed insieme al silenzio sopraggiunge l’ ascolto che e’ preludio di saggezza. I miei ragazzi crescono e con loro cresce la consapevolezza che tanto miei non sono e di questo sono grata, appartengono ad una pianta talvolta brulla e magari spoglia che gli permette però di fiorire pure in pieno inverno come questo bouganville incrociato per strada qualche giorno fa, due fiori, esattamente come loro, due fiori che si discostano dalla pianta totalmente ma che per bellezza, coraggio e colore gli appartengono, due ragazzi, due vite, due cose diverse che  vivono attaccate alla stessa radice e questo e’ davvero un miracolo!

  • Fiori e basta

    In macchina ieri per farmi una passeggiata in mezzo al verde con mio padre, i fiori cominciano ad essere un po’ ovunque e con quel poco di sole te ne  arriva certe volte pure il profumo non appena apri il finestrino . Noi si parla del più e del meno , papà ha perso il portafogli a casa ed e’ incredibile pensare che la casa certe volte fagociti  tutto, nasconde per il solo gusto di farti mettere alla ricerca e così poi il portafogli non lo trovi, magari,  ma ritrovi quel vecchio biglietto con una frase scritta a biro in  bella calligrafia che proprio oggi ti serviva ed anzi oggi parla proprio a te, ti dice che il tempo che hai in realtà non e’ tuo e soprattutto che non e’ infinito e così osservando la campagna mi torna questo pensiero………… Percorriamo le strade di campagna che si presentano mutate, ovunque disseminati sacchi d’ immondizia, la differenziata partita un mese fa non deve essere piaciuta proprio a tutti, ma tra tutti un albero cattura la mia attenzione, e’ un mandorlo vestito di bianco e porta sui rami sacchetti sparsi quasi che lo avessero addobbato, ho pensato alla croce, anzi a certi che portano  croci   continuando a fiorire e nel frattempo, avendolo sorpassato con la macchina,  ho respirato quasi risollevata, il mandorlo infatti mi aveva decisamente intristito, ho  pensato alla cattiveria dell’ uomo che continua imperterrito ad esercitare con scelleratezza continui abusi sulla natura forse perché il lessico degli alberi non lo comprende più . La prossima volta cambierò strada e in una ipotetica Arca di Noe’ ho inserito questo mandorlo affinché i suoi fiori ed i suoi frutti siano patrimonio da tramandare !

  • Narcisi e cose varie

    A ridosso di San valentino capitano sempre le cose più strane che ti portano a pensare inevitabilmente a storie d’ amore intese come luce, respiro e felicità. 14 febbraio, l’ albero di mimosa che incontro sulla strada mi offre un ramo appeso, anzi,  quasi cadente per il forte vento del giorno prima e così lo  prendo, penso a mamma che ama questo fiore e lo avvolgo in un fazzoletto di carta  per portarlo a casa. Poggiato così sul braccio sembra un bouquet fiero e composto ed a metà del mio tragitto verso la strada di casa una nonnina sull’ uscio mi saluta,  fa freddo ed e’ presto ma per una strana coincidenza pare mi stesse aspettando, ha  una mantellina bianca e beige sulle spalle ancora in camicia da notte mi fa i complimenti per i fiori, io le sorrido e  li guardo  e  nel frattempo mi sembrano cresciuti anzi quasi moltiplicati ed allora prendo un ramo e glielo porgo tra la gioia e lo stupore la signora mi ringrazia, lo metterà davanti alla foto di suo marito, mi dice,  che da un po’ di anni non c’ e’ più, un po’ di magone ma poi un sorriso grande che mi fa davvero pensare che l’ amore rende felici e certe volte moltiplica tutto persino le mimose. La sera tulipani rossi per me ed in terrazza il primo narciso arrivato dopo 2 anni di attesa,  niente male per una giornata che celebra l’ amore che  quest’ anno corre proprio sulla bocca dei fiori!